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Intervista Panzarella

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Maggio 6, 2021

Di cosa parliamo in questo articolo

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Panzarella, Draghi rinnovi subito il superbonus, sul codice degli appalti si semplificazione, no deregolamentazione

Edilizia e infrastrutture possono mettere subito in moto la macchina della ripresa. Ne è convito Vito Panzarella, segretario generale della Feneal. Per il numero uno degli edili della Uil, il Recovery Plan necessita di riforme e del coinvolgimento di tutti i soggetti interessati. Formazione e sicurezza, più benessere e riqualificazione professionale, legalità e giusto salario gli elementi portanti del prossimo rinnovo contrattuale.

Panzarella, il premier Draghi, parlando del superbonus, ne ha sottolineato la difficoltà nell’accesso. In che cosa andrebbe semplificato?

C’è, prima di tutto, una questione di tempi. Non condividiamo la decisione del premier Draghi di porre nella prossima legge di Bilancio il prolungamento del superbonus fino al 2023. Quello che chiediamo è che lo si rinnovi fin da ora. Il prossimo 6 maggio ci sarà un dibattito pubblico con i rappresentati dei partiti organizzato da tutta la filiera delle costruzioni proprio per ribadire questa proposta. Sappiamo che il superbonus ha un costo per la collettività, ma i benefici che ne deriveranno saranno di molto superiori per tutti. Con questa misura si dà la possibilità alle aziende di investire, anche sugli stessi lavoratori. Si incentiva dunque la crescita e l’occupazione di qualità e si punta ad uno sviluppo sostenibile. Inoltre, trattandosi di denari che devono necessariamente essere rendicontati, si contrasta anche l’evasione.

Concretamente in che cosa andrebbe semplificato?

Uno dei problemi principali è l’accesso al credito. Quindi è indispensabile uno snellimento delle procedure bancarie. C’è poi la partita che riguarda principalmente i condomini. Ci possono essere piccole difformità che rischiano di inficiare l’accesso al superbonus per l’intero stabile. Ecco uno scenario di questo tipo va evitato, e il che non vuol dire di certo condonare ogni tipo di abuso. Da ultimo c’è il tema dell’eccessiva burocrazia che va snellita e per la quale si moltiplicano le domande di interpello all’Agenzia delle Entrate per avere chiarimenti.

La parola semplificazione occupa costantemente il dibattito pubblico. Da molti è invocata come un mantra, basti pensare al codice degli appalti. Lei cosa ne pensa?

La semplificazione non è in sé un valore o un disvalore, ma bisogna capire dove la si vuole applicare. Noi siamo contrari a interventi strutturali sul codice degli appalti. Il problema è a monte, in tutte le fasi che precedono l’aggiudicazione dell’appalto. C’è poi il problema delle stazioni appaltanti. In Italia ce ne sono più di 30mila. Da tempo si invoca da più parti la necessità di ridurle e qualificarle ma si stenta a procedere in questo senso. Si è invece portata avanti negli anni una politica eccessiva di tagli al personale che ha finito per svuotare la pubblica amministrazione di personale tecnico e qualificato, e questo rende difficile gestire le pratiche ed avviare le gare.

Il modello Genova, più volte invocato, è un modello ripetibile?

Assolutamente no, e le spiego anche i motivi. Prima di tutto Genova ha vissuto una tragedia senza precedenti, che ha dato alla ricostruzione una valenza emotiva molto forte. Al livello strettamente pratico, il nuovo ponte è stato realizzato nella stessa posizione del Morandi, e questo ha annullato i tempi che ad esempio ci sarebbero voluti per la valutazione dell’impatto ambientale, così come sono stati ridotti i tempi per il progetto esecutivo donato dall’Architetto Renzo Piano. Ma soprattutto si trattava di un modello fondato su prerogative sostanzialmente derogatorie delle norme, utile in quella situazione di emergenza ma che assolutamente non può andar bene in condizioni normali, perché non garantisce il rispetto delle regole nella scelta degli operatori economici, nell’assegnazione e nell’esecuzione dei contratti.

Si è aperta la partita del PNRR. Siete soddisfatti della gestione del governo?

Sul Recovery Plan c’è da fare, in prima battuta, una considerazione di metodo. Il tipo di interlocuzione che il governo ha avviato con il sindacato non ci soddisfa. In gioco c’è il futuro e la ricostruzione dell’Italia. Le risorse saranno gestite da più legislature, e per poterle scaricare a terra occorrono le riforme, dalla semplificazione a quella fiscale. È necessario il coinvolgimento di tutti, per un grande patto sociale per il paese che vada oltre la mera scadenza elettorale.

Quali sono le priorità da affrontare?

Sul tavolo ci sono 90 miliardi per le infrastrutture e l’edilizia. Bisogna unire il nord e il sud del paese, realizzando sia le grandi che le piccole opere, evitando nuovamente cattedrali nel deserto, come il porto di Gioia Tauro, dove mancano i collegamenti. Infine puntare sull’innovazione e la sostenibilità, attraverso la rigenerazione del patrimonio immobiliare.

Da poco si sono avviate le trattative per il rinnovo del contratto degli edili. Che cosa vi aspettate da questo rinnovo e in che scenario si colloca?

Il negoziato si è aperto il 21 aprile quando abbiamo incontrato l’Ance e le Cooperative mentre il prossimo 6 maggio sarà la volta delle piccole e medie imprese ed il 12 degli artigiani. Avremmo preferito che il confronto fosse unico ma a quanto pare le controparti non sono ancora pronte. Noi veniamo da oltre dieci anni di crisi, e i rinnovi fatti nel recente passato erano gravati da un clima di incertezza. Oggi credo che lo scenario sia mutato. È vero, ancora non abbiamo superato del tutto la pandemia, ma l’orizzonte che abbiamo davanti è di rinascita e costruzione.

Quali saranno i contenuti principali del futuro contratto?

Il nostro settore può dare una scossa immediata alla ripresa del paese, ma serve un’occupazione di qualità. Nel prossimo contratto ci sarà grande spazio per la formazione e la sicurezza, l’innovazione e la qualità, il benessere e la riqualificazione professionale, la regolarità e la legalità oltreché naturalmente per il salario. Per noi è inoltre prioritario affrontare la questione del dumping contrattuale che crea disparità tra i lavoratori con conseguenze gravi per la loro sicurezza. Un tema molto caro a tutta la nostra organizzazione e su cui proprio la Uil ha lanciato quest’anno una campagna dal titolo #zeromortisullavoro, per raddoppiare gli sforzi e la coesione contro una battaglia che va vinta a tutti i costi.

La bilateralità ha una lunghissima tradizione nel settore dell’edilizia. Quanto è stata importante per affrontare questi mesi di pandemia?

È stata fondamentale. Come giustamente ricordava, quello della bilateralità è un modello, presente nell’edilizia da un secolo. Le casse edili sono un collante che tiene assieme un comparto oggettivamente molto frammentato. Sono un presidio e un aiuto per i lavoratori, attraverso la formazione, la sicurezza, la previdenza complementare e il sostegno al reddito. Una presenza ancor più indispensabile in tempo di pandemia.

Tommaso Nutarelli – IL DIARIO DEL LAVORO

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FENEALUIL-House organ n. 11
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