Innovazione, energia e digitalizzazione: senza contrattazione non c’è transizione giusta né tutela del lavoro di Andrea Merli – Segretario nazionale FENEALUIL
Quando si parla di Costruzioni, l’attenzione pubblica e politica si concentra quasi sempre sui cantieri, sull’edilizia e sulle grandi opere. Molto meno si parla di ciò che rende possibile tutto questo: il sistema dei materiali da costruzione. Eppure è proprio nei cementifici, nelle fabbriche di laterizi e manufatti, nelle cave, nei comparti lapidei, negli impianti del calcestruzzo e negli stabilimenti del legno-arredo che prende forma il cuore industriale dell’intera filiera. I materiali da costruzione non rappresentano un comparto accessorio o marginale rispetto all’edilizia, ma una componente essenziale, strategica e insostituibile. È qui che si genera una parte rilevante del valore economico della filiera, si concentrano competenze industriali, occupazione, innovazione e investimenti. Senza una filiera solida dei materiali non esistono edilizia moderna, infrastrutture efficienti, rigenerazione urbana né manutenzione del territorio.
In questa fase storica, il ruolo dei materiali da costruzione diventa ancora più centrale. Le grandi trasformazioni che attraversano il settore delle Costruzioni passano infatti dagli impianti fissi:
- la transizione ecologica, con la necessità di ridurre emissioni e consumi energetici;
- la transizione digitale, con processi sempre più automatizzati e interconnessi;
- la sfida della sicurezza, della qualità del lavoro e della sostenibilità sociale.
Negli ultimi anni, il ridimensionamento dei bonus edilizi ha spostato il baricentro degli investimenti verso le infrastrutture pubbliche, le grandi opere, le reti e l’ingegneria civile, anche grazie al PNRR. Questo ha ulteriormente rafforzato il peso strategico del comparto dei materiali da costruzione, oggi snodo fondamentale per la realizzazione delle opere e per la modernizzazione del Paese.
In questo contesto, la contrattazione collettiva ha svolto e continua a svolgere un ruolo decisivo. In una fase segnata dall’inflazione, dall’aumento del costo della vita e da profondi cambiamenti industriali, i rinnovi dei principali contratti nazionali dei materiali da costruzione hanno rappresentato uno strumento essenziale di tutela e di governo del cambiamento. La contrattazione nazionale ha innanzitutto difeso il potere d’acquisto delle lavoratrici e dei lavoratori, attraverso aumenti salariali significativi e il rafforzamento del sistema di welfare integrativo, previdenziale e sanitario. Ma i rinnovi hanno affrontato anche un’altra sfida cruciale: l’impatto della transizione energetica e digitale sull’organizzazione del lavoro.
Gli impianti stanno cambiando rapidamente. Crescono automazione, digitalizzazione, controllo da remoto e l’utilizzo di tecnologie avanzate orientate alla sostenibilità ambientale. Di conseguenza, cambiano le mansioni, le professionalità e le competenze richieste. Per questo la contrattazione ha iniziato a intervenire con maggiore decisione sugli inquadramenti professionali, per riconoscere il valore di lavori in evoluzione ed evitare che le nuove competenze restino prive di adeguato riconoscimento economico e professionale. Parallelamente, sono stati rafforzati gli strumenti di partecipazione e confronto sulle riorganizzazioni industriali. È su questo terreno che si giocherà la sfida dei prossimi anni. Gli investimenti in efficienza energetica, riduzione delle emissioni, innovazione tecnologica e digitalizzazione avranno inevitabili ricadute su organici, orari, organizzazione del lavoro e tenuta occupazionale. Per la FENEALUIL, queste trasformazioni non possono essere subite né gestite unilateralmente dalle imprese: devono essere governate attraverso la contrattazione, il confronto preventivo e il pieno coinvolgimento delle lavoratrici e dei lavoratori. La transizione ecologica e digitale, infatti, non è neutra. Se subita, rischia di tradursi in chiusure, esternalizzazioni, riduzione dell’occupazione e aumento delle disuguaglianze.
Se invece governata da relazioni industriali forti, può diventare un’occasione di innovazione, crescita professionale e miglioramento delle condizioni di lavoro. In questa prospettiva, accanto alla contrattazione nazionale assume sempre più centralità il secondo livello, aziendale o di gruppo. Diventa quindi decisivo rafforzare il ruolo delle RSU negli impianti fissi, ampliando i luoghi in cui il Sindacato non solo è presente, ma è riconosciuto come interlocutore pieno, capace di contrattare e accompagnare il cambiamento. Le RSU devono essere protagoniste dei processi di innovazione tecnologica ed ecologica, affrontando temi come automazione, digitalizzazione, salute e sicurezza, formazione e riqualificazione professionale. Solo una contrattazione forte può impedire che l’innovazione si traduca in tagli e precarietà. Al contrario, può trasformarla in un’opportunità per costruire lavoro di qualità, valorizzare le competenze, ridurre i rischi e accompagnare con dignità anche i lavoratori più anziani, attraverso percorsi di uscita anticipata o di ricollocazione in mansioni meno gravose.







