Innovazione, sostenibilità e qualità del lavoro: la transizione del settore richiede una strategia chiara e un ruolo attivo del Sindacato per governare il cambiamento di Francesco Sannino – Segretario nazionale
Il settore delle Costruzioni si trova oggi in una fase delicata. La lunga spinta garantita dal PNRR e dalla stagione straordinaria dei bonus edilizi si avvia alla conclusione e si apre una fase nuova, meno sostenuta dagli incentivi e più esposta alle regole del mercato. Non siamo di fronte a una nuova crisi, ma a un passaggio che va governato con lucidità e visione. È qui che il ruolo del Sindacato diventa decisivo.
I dati confermano che il settore mantiene ancora una forza importante. Nel 2024 le Casse Edili hanno registrato circa 895 milioni di ore lavorate, con un aumento del 3,3% rispetto al 2023 e del 7,2% rispetto al 2022. Sono cresciuti di oltre il 5% anche i lavoratori iscritti, mentre la massa salari ha superato i 10 miliardi di euro. Se allarghiamo lo sguardo all’intera filiera – progettazione, edilizia, impianti, materiali e servizi collegati – il sistema delle Costruzioni ha prodotto nel 2024 un valore pari a 643 miliardi di euro, occupando 3,3 milioni di persone e creando oltre 150 mila nuovi posti di lavoro. Dopo tre anni di forte espansione, il valore della produzione ha registrato una lieve flessione in termini reali (-1,7%), ma resta ampiamente superiore ai livelli precedenti alla pandemia.
Questo significa che il settore ha dimostrato una straordinaria capacità di ripresa: ha sostenuto il PIL, creato occupazione, attivato investimenti e trascinato quasi tutti i comparti industriali collegati. Ma proprio perché la fase espansiva è stata eccezionale, oggi è necessario evitare che il rallentamento si traduca in un ritorno alle vecchie fragilità. Il rischio esiste. Se questa transizione non verrà accompagnata da una strategia industriale e sindacale chiara, potremmo assistere a una nuova compressione dei salari, all’aumento del lavoro irregolare, alla crescita del dumping contrattuale, a un uso ancora più distorto del subappalto e a una riduzione degli investimenti in sicurezza e formazione.
Il settore continua infatti a essere segnato da problemi strutturali. Oltre il 95% delle imprese ha meno di 10 addetti. Le aziende più grandi e strutturate sono poche, mentre prevale una rete frammentata di piccole imprese e microimprese spesso legate da lunghe catene di appalti e subappalti. In questo contesto diventa più difficile garantire contratti regolari, formazione adeguata, contribuzione corretta e piena tutela della salute e della sicurezza. La liberalizzazione del subappalto, se non accompagnata da regole rigorose e controlli efficaci, rischia di accentuare queste distorsioni. Per questo la FENEALUIL continua a chiedere una filiera più trasparente, in cui il subappalto torni a essere uno strumento tecnico e organizzativo e non il modo per ridurre i costi comprimendo diritti e salari.
Un altro nodo centrale riguarda la mancanza di manodopera qualificata. Sempre più imprese faticano a trovare lavoratori specializzati, mentre sempre meno giovani scelgono questo settore. Pesano l’immagine di un lavoro duro e poco attrattivo. Ma il settore è anche altro e per questo diventa indispensabile costruire una nuova narrazione, in grado di parlare ai giovani, mostrando il settore come moderno, tecnologico, socialmente utile e centrale nella transizione ecologica del Paese. Un lavoro che non può più essere ridotto solamente a un mestiere faticoso ma che oggi diventa professionalità, tecnologia e contributo concreto alla trasformazione del Paese. In questa fase di trasformazione in cui la riqualificazione energetica e la sostenibilità ambientale stanno ridisegnando il lavoro nei cantieri, c’è bisogno di profili professionali capaci di gestire processi, servono nuove competenze, innovazione tecnologica e digitalizzazione dei processi.
Occorre, dunque, traghettare il settore verso quella che possiamo definire una vera “industria delle Costruzioni”: imprese più solide e strutturate; una filiera meno frammentata; più innovazione, più formazione, più qualità del lavoro. Per questo servono investimenti forti nel ricambio generazionale e nella valorizzazione delle professionalità. L’esperienza di Fondamentale è stata un primo passo importante per diffondere e mostrare concretamente la parte sana del nostro settore, il valore della bilateralità, esperienza unica e centenaria, l’edilizia come settore che si innova e non resta fermo, con sistemi intelligenti che aiutano a costruire meglio e tecnologie che diventano strumenti al servizio dell’uomo per rendere il lavoro meno faticoso e rischioso.
Per la FENEALUIL questa non è soltanto una questione occupazionale, ma un problema di futuro del settore. Per noi non basta difendere l’esistente ma occorre sostenere il cambiamento attraverso una politica industriale di lungo periodo, con risorse certe e stabili, capace di accompagnare le imprese che investono in innovazione, sicurezza, sostenibilità e qualificazione del personale. Promuovere una diversa organizzazione del lavoro, che riconosca le competenze, stabilizzi i percorsi professionali e renda il lavoro nelle Costruzioni più attrattivo, soprattutto per le nuove generazioni.
In questa sfida il Sindacato ha una funzione strategica. La contrattazione deve saper collegare investimenti e innovazione a salari più alti, più diritti, più formazione e più sicurezza. Il rinnovo dei contratti e lo sviluppo della contrattazione di secondo livello devono diventare strumenti per redistribuire la ricchezza prodotta e accompagnare le trasformazioni in corso. Anche il sistema bilaterale rappresenta un presidio fondamentale. Casse Edili, Scuole Edili ed Enti unificati non sono un costo, ma una infrastruttura indispensabile: sostengono il welfare integrativo, finanziano la formazione, controllano la regolarità contributiva e producono dati preziosi sull’andamento del settore. Rafforzarli significa rafforzare la qualità del lavoro e la tenuta dell’intero comparto.
Infine, il futuro delle Costruzioni sarà sempre più legato alle grandi transizioni che attraversano il Paese: quella ecologica, quella digitale e quella urbana. Già oggi oltre il 70% del mercato riguarda la manutenzione, la riqualificazione, il recupero e la rigenerazione del patrimonio esistente. Nel 2024 la manutenzione straordinaria ha superato i 161 miliardi di euro e quella ordinaria i 50 miliardi.
La sfida della sostenibilità riguarda cantieri meno impattanti, materiali innovativi, efficienza energetica, riduzione delle emissioni e sicurezza del territorio. Quella digitale riguarda l’uso del BIM, delle piattaforme di coordinamento, degli strumenti predittivi per la manutenzione e per la prevenzione degli infortuni. Per la FENEALUIL non si tratta di chiedersi se queste trasformazioni avverranno, ma come. La nostra risposta è chiara: devono produrre lavoro stabile, qualificato e sicuro. Non possono diventare il pretesto per scaricare i costi sui lavoratori, aumentare la precarietà o moltiplicare le gare al massimo ribasso.
Governare questa transizione significa decidere quale idea di Paese vogliamo costruire: un’Italia fondata su lavoro povero, frammentazione e insicurezza, oppure un’Italia che investe su qualità, diritti, innovazione e giustizia sociale. È questa la sfida che il Sindacato ha di fronte. Ed è questa la responsabilità che la FENEALUIL intende assumersi.







