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Come viene fatto il cappotto termico esterno

Agosto 1, 2022

Come viene fatto il cappotto termico esterno

Con l’entrata in vigore del Superbonus 110% sono aumentati a dismisura i cantieri nel nostro Paese, finalizzati alla ristrutturazione delle abitazioni e al miglioramento della classe energetica delle stesse. Non è un caso, quindi, che uno dei lavori più eseguiti in questi mesi sia stato il cosiddetto cappotto termico esterno.  

Si tratta di un sistema di isolamento termico molto efficace che può essere realizzato anche ex post su un edificio già esistente, capace di migliorare il comfort abitativo e ridurre sensibilmente i consumi energetici in inverno e in estate.

Vivere in una casa dotata di un isolamento termico inadeguato, o effettuato con tecniche desuete, genera infatti problemi e disagi, favorendo il fenomeno denominato ponte termico

Vediamo insieme cos’è un cappotto termico esterno, come si esegue, quali sono i vantaggi e quali sono i requisiti richiesti dal Superbonus 110%. 

Cos’è un cappotto termico esterno

L’isolamento a cappotto, o cappotto termico, consiste in un procedimento finalizzato al raggiungimento di un corretto isolamento termico, sia in inverno che in estate, che prevede l’applicazione di una serie di strati isolanti. 

Si tratta del sistema più utilizzato in Europa per la coibentazione degli edifici civili, industriali, di servizio, nuovi o preesistenti.

Il cappotto termico favorisce anche l’eliminazione, o sostanziale riduzione, dei ponti termici summenzionati.

Ma cosa sono di preciso questi ponti termici? 

Sono punti dell’involucro in cui si registra una dispersione di calore e sono il motivo per il quale in casa capita molto spesso di avvertire una sgradevole sensazione di freddo, nonostante fuori la temperatura sia mite o, addirittura, calda

Questo si traduce in una riduzione del comfort interno e nell’aumento del consumo di energia.

Inoltre, i ponti termici possono anche causare condensa e formazione di muffe, con danni alla struttura e alla salute degli abitanti dell’edificio.

Le cause possono essere molteplici, ma la principale è senz’altro uno scarso isolamento termico, al quale si può porre rimedio proprio con un cappotto termico esterno.

Come viene realizzato l’isolamento termico a cappotto

Questa tecnica di costruzione consiste, semplificando, nell’applicazione di pannelli isolanti, di materiale, spessore e dimensioni variabili e ricoperti da un intonaco, sulla facciata esterna dell’edificio

Per questo motivo si usa l’espressione “a cappotto”, perché va a coprire la struttura esterna. 

I materiali più diffusi per la produzione dei pannelli isolanti utilizzati per l’isolamento a cappotto sono i seguenti:

  • EPS, comunemente detto polistirene espanso;
  • EPS o polistirene espanso con grafite;
  • lana di roccia;
  • fibra di legno;
  • sughero autocollato;
  • PIR, pannelli isolanti in poli isocianurato.

Come si procede, quindi? Si applicano i pannelli lungo le pareti perimetrali interessate dall’intervento attraverso l’impiego di colla e tasselli, distanziandoli leggermente tra di loro, come accade con le mattonelle. Nelle fughe va poi inserita una schiuma espansa. Infine, si deve ricoprire la superficie con l’intonaco

Cappotto termico esterno e Superbonus 110%

Come accennato, questo tipo di intervento è uno dei più eseguiti per accedere alle agevolazioni del Superbonus 110%, ma per essere ammesso il cappotto termico esterno deve possedere i seguenti 3 requisiti: 

  • l’immobile deve essere esistente e accatastato;
  • il cappotto deve coprire almeno il 25% della superficie disperdente lorda;
  • il cappotto deve essere posato su una superficie disperdente calda, a esclusione del tetto, che rientra nel bonus anche se freddo.

Inizialmente era ammessa solo la realizzazione di un cappotto termico esterno, quindi eseguito sulle facciate esterne dell’edificio, ma in un secondo momento si è espressa l’Agenzia delle Entrate, spiegando come e quando è possibile accedere alle agevolazioni anche in caso di cappotto termico interno:

  • negli edifici sottoposti a vincolo ex Codice dei beni culturali e del paesaggio;
  • edifici nei quali l’isolamento termico dell’involucro è vietato da regolamenti edilizi, urbanistici e ambientali.

In questi casi, quindi, si può eseguire l’applicazione di un cappotto termico interno. È utile ricordare, però, che questa soluzione comporta un’inevitabile perdita di spazio vitale in casa, perché lo spessore delle pareti aumenta. 

Ecco perché si preferisce, laddove possibile, lavorare sull’involucro esterno dell’edificio

I vantaggi del cappotto termico esterno

Perché eseguire un isolamento termico a cappotto sulla propria casa? I vantaggi sono numerosi. 

Ecco i principali:

  • isolare l’edificio senza discontinuità dal freddo e dal caldo;
  • proteggere le facciate esterne dagli agenti atmosferici;
  • conseguire interessanti risparmi economici ed energetici;
  • rendere ottimali, confortevoli e igieniche le condizioni degli spazi abitativi;
  • contribuire alla riduzione delle immissioni inquinanti nell’atmosfera, grazie ai minori consumi energetici.

Come si può leggere, quindi, l’installazione di un cappotto termico esterno genera vantaggi sia in termini di benessere abitativo, sia per quanto riguarda i consumi energetici dell’abitazione, con conseguente riduzione dei costi in bolletta e dell’impatto ambientale.

A cura di Redazione FENEALUIL

A cura di Redazione FENEALUIL

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