La riforma organizzativa della FENEALUIL come visione per la crescita di Pierpaolo Frisenna – Segretario organizzativo nazionale FENEALUIL
Per molti anni la FENEALUIL ha convissuto con una struttura territoriale fortemente frammentata: 104 realtà provinciali, spesso piccole, con limitata massa critica e frequenti difficoltà economiche e organizzative. Un modello che finiva per disperdere energie e indebolire la capacità di azione dell’Organizzazione. Negli ultimi anni abbiamo scelto di cambiare. In coerenza con l’evoluzione del modello confederale, abbiamo avviato una riforma profonda che ha portato alla riduzione delle strutture territoriali da 104 a 20, rafforzando allo stesso tempo il livello regionale. Non è stata una semplice riduzione numerica, ma una scelta strategica per costruire federazioni più solide, sostenibili e capaci di affrontare le sfide della rappresentanza moderna.
La riforma ha riaffermato il valore centrale del territorio, liberando risorse economiche e umane da reinvestire nella presenza quotidiana, nella tutela, nella contrattazione, nei cantieri e negli impianti fissi. Riorganizzare ha significato concentrare competenze, energie e responsabilità senza perdere il legame con i luoghi di lavoro e con gli iscritti. La sfida era tenere insieme due esigenze solo apparentemente opposte: semplificare la struttura e rafforzare la prossimità sindacale. I risultati dimostrano che questa scelta è stata giusta.
Dal 2014 la FENEALUIL ha registrato una crescita costante sia in termini di iscritti sia di rappresentatività, nel comparto edile come in quello del legno e dei materiali da costruzione. Nel comparto edile, la rappresentatività media nazionale è passata dal 21,70% del 2014 al 25,40% del 2025 (attestandosi al 25,70% nel solo sistema industriale), con punte che in alcuni territori si avvicinano stabilmente al 50%. Nello stesso periodo, le Federazioni territoriali sopra il 20% di rappresentatività sono passate da 54 a 73; quelle sotto il 20% si sono ridotte da 48 a 26; e le realtà con rappresentatività inferiore al 15% sono scese da 26 a 10. Anche sul piano associativo la crescita è stata rilevante: nel comparto edile si è passati da circa 92.000 iscritti nel 2014 a ben oltre 150.000 nel 2025; negli impianti fissi gli iscritti sono cresciuti da poco più di 5.000 a quasi 9.000.
Sono dati che non raccontano una crescita casuale, ma la forza di un’Organizzazione che ha saputo restare credibile, presente e utile anche in anni complessi.
La riforma ha permesso di tenere insieme sostenibilità economica e capacità di rappresentanza, in una fase resa ancora più impegnativa dagli Accordi di Roma, che attribuiscono alla rappresentatività reale un ruolo decisivo. La trasformazione ha avuto anche una forte componente tecnologica. Con il progetto FENEALGEST, la FENEALUIL si è dotata di un ambiente informatico unico e integrato, capace di mettere in rete tutte le strutture e di offrire strumenti operativi omogenei.
L’obiettivo non era soltanto digitalizzare procedure esistenti, ma rendere l’attività sindacale più rapida, trasparente, connessa ed efficace. Accanto all’innovazione tecnologica, la FENEALUIL ha investito con determinazione anche sul proprio capitale umano. È stato costruito un piano strutturato di formazione sindacale, realizzato in sinergia con la UIL, rivolto a dirigenti, operatori, delegati, RSU, RSA, RLS, RLST e attivisti. Un investimento che ha rafforzato competenze, qualità della classe dirigente e processi di rinnovamento.
Il percorso, però, non è concluso. Nei prossimi anni la FENEALUIL dovrà completare e consolidare il processo di regionalizzazione, governare il ricambio generazionale, rafforzare ulteriormente l’utilizzo degli strumenti digitali e integrare sempre di più Organizzazione e progetto sindacale. Ma oggi va posto con chiarezza anche un altro tema. La riforma organizzativa della FENEALUIL può produrre un effetto ancora più forte, persino moltiplicatore, se parallelamente anche la Confederazione svilupperà azioni integrate di politica organizzativa. Serve una visione capace di combinare in modo sinergico e simbiotico l’azione delle categorie con quella della Confederazione e dei servizi. I servizi non devono essere vissuti come realtà a sé stanti, ma unicamente come strumenti di crescita per tutta l’Organizzazione, leve essenziali per rafforzare radicamento, rappresentatività e capacità di associare le persone alla nostra Organizzazione.
Il dibattito interno non può ridursi a una discussione su perimetri, assetti o incarichi. L’Organizzazione non è un fine in sé, ma uno strumento. E ogni scelta organizzativa ha senso solo se risponde a una domanda fondamentale: in che modo ci aiuta a difendere meglio le lavoratrici e i lavoratori e in che modo ci aiuta a farli entrare nella nostra comunità sindacale? È questa la bussola che ha guidato la FENEALUIL negli ultimi anni. Ed è questa la direzione che dovrà continuare a orientare la nostra azione ed il nostro futuro.
All’appuntamento congressuale del XIX Congresso nazionale arriviamo con risultati concreti, con una riforma vera già realizzata e con una consapevolezza più forte: quando il cambiamento è guidato da visione e responsabilità, non rappresenta una rinuncia, ma un investimento sul futuro. La FENEALUIL ha scelto di cambiare per diventare più forte, più moderna, più coesa e più vicina al lavoro. Ora bisogna proseguire su questa strada, rafforzando l’integrazione tra Organizzazione, progetto politico, Confederazione e servizi, per trasformare ogni scelta organizzativa in più tutela, più rappresentanza e più presenza nel mondo del lavoro.







