Precarietà, appalti, formazione e pensioni: perché servono controlli più rigorosi e un nuovo modello di lavoro di Stefano Costa – Segretario nazionale FENEALUIL
La sicurezza sul lavoro non è un tema secondario. In Italia rappresenta ancora oggi una vera emergenza civile, che ogni giorno segna la vita di lavoratrici, lavoratori e delle loro famiglie. Nonostante anni di normative, protocolli e campagne di sensibilizzazione, la strage silenziosa continua. Per questo la UIL, già nel 2021, ha lanciato la campagna “Zero morti sul lavoro”, assumendo un impegno chiaro: nessuna morte sul lavoro è accettabile, nessuna può essere considerata il prezzo inevitabile dello sviluppo.
I numeri confermano quanto quella campagna sia più attuale che mai. Nel 2025 le denunce di infortunio presentate all’INAIL sono state 597.710, in aumento dell’1,4% rispetto alle 589.571 del 2024, mentre le morti sul lavoro hanno raggiunto 1.093. Tra i settori più a rischio, le Costruzioni restano in cima alla lista. Nel 2025 sono state registrate oltre 38.000 denunce di infortunio, con il comparto che si conferma tra i primi per numero di incidenti mortali. Sebbene nei primi otto mesi dell’anno si sia registrata una lieve riduzione delle denunce complessive (-0,7%), il rischio rimane altissimo, soprattutto per le cadute dall’alto, una delle principali cause di infortunio grave e mortale. Dei 798 decessi totali sul lavoro nel 2025, ben 148 si sono verificati nelle Costruzioni, confermando il primato negativo del settore davanti alla manifattura (117), ai trasporti e magazzinaggio (110) e al commercio (68).
A questi dati si aggiungono quelli dell’Ispettorato nazionale del Lavoro, che evidenziano una situazione di irregolarità diffusa proprio nell’edilizia. Nel primo trimestre del 2025, le ispezioni sono aumentate del 17% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, e le irregolarità accertate sono cresciute del 20%. Questi numeri misurano concretamente la distanza tra le norme scritte e ciò che accade realmente nei cantieri, nelle cave, nei cementifici e nelle fabbriche di legno e laterizi. Un dato particolarmente significativo mostra che circa il 70% delle giornate di infortunio nei cantieri riguarda lavoratori senza contratto edile, privi quindi degli obblighi formativi e delle tutele previste dal sistema contrattuale di settore.
Questo significa che frammentazione contrattuale, uso di contratti impropri, forme spurie di lavoro autonomo e catene di appalto e subappalto non sono elementi neutri, ma fattori che producono direttamente insicurezza. Parlare di “fatalità” è, quindi, profondamente sbagliato. Dietro gran parte degli infortuni e delle morti sul lavoro ci sono cause precise e ricorrenti:
- Precarietà – Dove i rapporti di lavoro sono fragili, la sicurezza è debole. Lavoro nero, cooperative spurie, intermediazione illecita di manodopera, subappalti non controllati e contratti non coerenti con le attività svolte creano una zona grigia in cui è più facile aggirare le regole.
- Mancanza di formazione – Gran parte degli infortuni riguarda lavoratori privi di contratto edile, che spesso non ricevono una formazione adeguata sulla sicurezza e sui rischi specifici del cantiere.
- Catene di appalto complesse e subappalti – La frammentazione dei ruoli e la mancanza di responsabilità chiare rendono difficile garantire controlli e prevenzione efficaci.
La strada per ridurre drasticamente gli incidenti passa quindi attraverso un modello di lavoro più stabile e trasparente, con contratti coerenti, formazione obbligatoria e controlli incisivi su appalti e subappalti. Solo così si potrà davvero avvicinarsi all’obiettivo della campagna “Zero morti sul lavoro”, proteggendo chi ogni giorno costruisce il Paese.







