Dopo aver lavorato per anni come geometra in un’impresa di costruzioni, dall’inizio del 2021, al termine di un periodo di formazione di ben 120 ore, Edoardo Cugurra opera come Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza territoriale (RLST) a Genova e provincia. Un ruolo che negli ultimi anni ha assunto un’importanza crescente, soprattutto dopo l’accordo siglato il 29 febbraio 2024 tra le Parti Sociali e l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, nato in risposta ai gravi incidenti avvenuti nei cantieri del porto del capoluogo ligure.
“L’Autorità Portuale ha voluto dare un supporto concreto ai vari RLS delle aziende che operano nell’area portuale per cercare di limitare e prevenire il più possibile gli incidenti”, racconta Cugurra.
“Dentro al porto – ci spiega – convivono cantieri edili, cantieri navali, viabilità, traghetti: ci sono continue interferenze e questo crea inevitabilmente molte criticità”.
L’obiettivo dell’accordo è stato quello di rafforzare il sistema della prevenzione in un contesto particolarmente complesso.
“A volte – dice – ci sono problemi persino per raggiungere alcune aree con un’ambulanza. Si è dovuto costruire un’organizzazione più funzionale, anche perché purtroppo ci sono state vittime all’interno dell’area portuale”.
Tra gli episodi che Cugurra ricorda con maggiore amarezza c’è quello di un giovane lavoratore morto durante un cantiere stradale:
“Purtroppo non è stato un caso isolato. Anche per questo ci siamo adoperati per cercare di migliorare il sistema”.
L’accordo ha cambiato profondamente il raggio d’azione degli RLST.
“Di fatto – afferma Cugurra – non entriamo più soltanto nelle aziende dove abbiamo la nomina: oggi possiamo entrare anche in quelle che hanno già un RLS interno e offrire un supporto all’interno di tutta l’area portuale”.
Un importante cambiamento in una realtà che si estende per circa dieci chilometri e comprende attività molto diverse: c’è la parte turistica, quella delle riparazioni navali, la logistica, i terminal container. È un’area enorme e ospita numerosi cantieri, quasi tutti relativi a opere infrastrutturali molto complesse.
“Seguiamo periodicamente il cantiere della nuova Diga Foranea, oppure quello del nuovo bacino di Fincantieri. Grazie a questo accordo possiamo visitarli, verificare le condizioni di sicurezza e fornire suggerimenti utili”.
L’ingresso degli RLST nei grandi cantieri non è però stato subito accolto con favore.
“All’inizio – descrive Edoardo Cugurra – c’era un po’ di freddezza. Per molte aziende era una novità vedere un RLST entrare in cantiere, parlare con l’RLS aziendale, confrontarsi con i tecnici, visionare i piani di emergenza”.
Poi qualcosa è cambiato.”È capitato che durante una nostra visita avessimo segnalato alcune criticità. L’azienda non ci aveva dato peso, ma poco tempo dopo l’ASL ha contestato esattamente gli stessi problemi. Da quel momento hanno capito che il nostro servizio poteva essere un aiuto concreto”.
Il motivo, sottolinea Cugurra, è semplice: “Non andavamo a rompere le scatole. Andavamo a suggerire comportamenti adeguati”.
Nel giro di pochi mesi il rapporto con le imprese si è completamente trasformato.
“Oggi ogni settimana mi chiamano tre o quattro volte. E mi chiamano loro. Mi chiedono di andare in cantiere, di confrontarmi con gli RLS, di esaminare i piani di emergenza oppure semplicemente di dare un consiglio”, spiega.
Una collaborazione che, secondo Cugurra, produce benefici per tutti: “Nei cantieri grandi c’è sempre qualcosa da migliorare. Noi diamo una mano ai coordinatori della sicurezza, agli RSPP, agli RLS. È un aiuto concreto”.
Nei cantieri più complessi gli interventi vengono effettuati insieme ai tecnici di Esseg, la scuola edile genovese.
“Alla Diga Foranea, ad esempio, spesso andiamo insieme. È un cantiere particolare: ci si arriva in barca, ci sono protocolli di sicurezza molto rigidi, ma proprio per questo la collaborazione è ancora più importante”.
E il modello funziona, ha portato un vero e proprio cambiamento culturale. E, anzi, andrebbe esteso.
“Quando segnaliamo qualcosa – racconta – vediamo che c’è il desiderio di migliorare, non perché si teme una sanzione, ma perché si vuole evitare che accada un infortunio”.
“La cosa più importante – conclude – è che oggi lavoriamo tutti nella stessa direzione. Non si tratta di evitare le sanzioni: hanno capito che prevenire è meglio. Significa risolvere i problemi prima che si trasformino in infortuni, prima che sia troppo tardi”.
“Siamo passati dall’entrare in punta di piedi, chiedendo il permesso, al fatto che oggi siamo chiamati dalle aziende. Hanno finalmente capito che non siamo un nemico, non siamo una spina nel fianco. E ora lavoriamo tutti nella stessa direzione”.
Per Edoardo Cugurra il modello sperimentato nel porto andrebbe quindi esteso anche al resto della città. Si creerebbe una rete di prevenzione più ampia, capace di affiancare aziende e lavoratori, intervenendo prima che le criticità diventino vere emergenze.







