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	<title>Blog FENEALUIL</title>
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	<title>Blog FENEALUIL</title>
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		<title>La comunicazione come forza sindacale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[FENEALUIL]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2026 14:21:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Safety First]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla presenza digitale al racconto dei territori: la sfida della FENEALUIL per rafforzare rappresentanza, identità e partecipazione Di Teresa Casale, Ufficio Stampa FENEALUIL nazionale In un contesto sociale e mediatico in rapidissima evoluzione, la comunicazione non è più una funzione accessoria dell’azione sindacale, ma parte integrante della rappresentanza. Un sindacato che non sa raccontarsi, che [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Dalla presenza digitale al racconto dei territori: la sfida della FENEALUIL per rafforzare rappresentanza, identità e partecipazione </strong></h2>



<p><strong>Di Teresa Casale, Ufficio Stampa FENEALUIL nazionale</strong></p>



<p>In un contesto sociale e mediatico in rapidissima evoluzione, la comunicazione non è più una funzione accessoria dell’azione sindacale, ma parte integrante della rappresentanza. Un sindacato che non sa raccontarsi, che non riesce a spiegare cosa fa e a rendere visibili risultati, vertenze e servizi, rischia di lasciare spazio a narrazioni superficiali o ostili. Narrazioni che lo descrivono come un soggetto distante, autoreferenziale, incapace di parlare alle lavoratrici e ai lavoratori di oggi.</p>



<p>Per la FENEALUIL &#8211; dentro il quadro confederale della UIL &#8211; la comunicazione è quindi una leva strategica: serve a rafforzare identità e reputazione, a costruire consenso consapevole, a intercettare nuove generazioni, a presidiare i luoghi &#8211; fisici e digitali &#8211; in cui si formano opinioni e si orientano scelte. Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione hanno trasformato in profondità il modo in cui le persone si informano, discutono e si organizzano. Le notizie viaggiano in tempo reale, i social network sono diventati spazi centrali del dibattito pubblico e gli stessi media tradizionali costruiscono sempre più spesso la propria agenda partendo da ciò che accade sulle piattaforme digitali.</p>



<p>Questo cambiamento non è neutrale. Ha moltiplicato le fonti, ma ha anche reso più fragile l’autorevolezza degli attori istituzionali. Ha ampliato le possibilità di partecipazione, ma ha reso più facile la diffusione di semplificazioni, distorsioni e fake news.</p>



<p>Il sindacato, in questo scenario, è spesso bersaglio di rappresentazioni distorte: un ostacolo alla modernizzazione, un apparato chiuso, un residuo del passato. Per questo non basta più comunicare “quando serve”. Serve una comunicazione continuativa, coerente e riconoscibile. Serve la capacità di parlare linguaggi diversi a pubblici diversi: lavoratori dei cantieri, tecnici, giovani, pensionati, istituzioni, media.</p>



<p>Negli ultimi anni la FENEALUIL ha avviato un percorso significativo di rafforzamento della propria comunicazione, aumentando visibilità e capacità di presidio dello spazio digitale. Il rilancio del sito web come hub informativo, il rafforzamento della presenza sui social, la costruzione di un blog di approfondimento sui temi del settore, la nascita della rivista “News dal Sindacato” e dello speciale “Safety First” rappresentano tasselli di una strategia che ha iniziato a dare risultati concreti. La crescita delle comunità digitali &#8211; in particolare sui social &#8211; testimonia una maggiore capacità di raggiungere e coinvolgere persone. Allo stesso tempo, la collaborazione con professionalità esterne e la definizione di piani editoriali hanno contribuito a rendere la comunicazione più strutturata ed efficace.</p>



<p>Un passaggio importante è stato anche il rafforzamento del legame con i territori: rilanciare vertenze, accordi e risultati locali sui canali nazionali ha attivato un circuito virtuoso, capace di valorizzare il lavoro quotidiano delle strutture e di trasformarlo in patrimonio comune.</p>



<p>Questi passi hanno rafforzato la presenza della FENEALUIL, ma oggi non sono più sufficienti se restano frammentati. La comunicazione è cresciuta, ma è ancora troppo dispersa tra livelli nazionali, regionali e territoriali. Tante esperienze di qualità rischiano di non essere valorizzate, di non dialogare tra loro, di non contribuire alla costruzione di un racconto comune. Per affrontare le sfide dei prossimi anni serve un salto di qualità: un modello di comunicazione integrato e unitario. Un modello che non significa centralizzare, ma mettere in rete; non uniformare, ma rendere riconoscibile; non sostituire i territori, ma valorizzarli. Servono linguaggi, stili e strumenti coerenti, capaci di restituire con chiarezza i valori e le priorità dell’Organizzazione. Chi incontra la FENEALUIL deve percepire immediatamente una comunità unita, con una voce riconoscibile.</p>



<p>Fondamentale è anche il coordinamento con la UIL: la comunicazione di categoria deve dialogare pienamente con quella confederale, contribuendo alle grandi campagne su lavoro, sicurezza, salari, fisco e pensioni, e portando dentro quel racconto le specificità del settore delle costruzioni.<br>Infine, la centralità dei territori e dei luoghi di lavoro resta il cuore della comunicazione. Cantieri, vertenze, accordi, persone: è qui che nasce il nostro racconto. Il compito della comunicazione nazionale è metterlo in rete, renderlo visibile, trasformarlo in patrimonio collettivo.</p>



<p>Oggi più che mai, comunicare non è un’attività accessoria: è una condizione per esistere nello spazio pubblico. Per un’organizzazione come la FENEALUIL significa rafforzare la propria capacità di rappresentanza, parlare ai lavoratori di oggi e di domani, contrastare narrazioni distorte, costruire consenso attorno alle proprie battaglie. “Insieme per costruire” vale anche per questo: costruire una comunicazione più forte, più consapevole, più condivisa. Perché raccontare il lavoro, oggi, è già una forma di tutela del lavoro stesso.</p>



<p></p>



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		<title>Trasparenza, responsabilità, solidità</title>
		<link>https://blog.fenealuil.it/2026/05/12/trasparenza-responsabilita-solidita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[FENEALUIL]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2026 14:16:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Safety First]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La politica amministrativa della FENEALUIL come leva di crescita e tutela dell’Organizzazione Di Vincenzo Mudaro &#8211; Tesoriere nazionale FENEALUIL Negli ultimi anni la FENEALUIL ha portato avanti una politica amministrativa fondata su rigore, trasparenza e responsabilità. Non si è trattato soltanto di migliorare procedure interne, ma di qualificare profondamente il modo di amministrare la Federazione, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading"><strong>La politica amministrativa della FENEALUIL come leva di crescita e tutela dell’Organizzazione </strong></h2>



<p><strong>Di Vincenzo Mudaro &#8211; Tesoriere nazionale FENEALUIL</strong></p>



<p>Negli ultimi anni la FENEALUIL ha portato avanti una politica amministrativa fondata su rigore, trasparenza e responsabilità. Non si è trattato soltanto di migliorare procedure interne, ma di qualificare profondamente il modo di amministrare la Federazione, rafforzandone affidabilità, credibilità e capacità di programmazione. In questa direzione, le modifiche statutarie introdotte hanno rappresentato una svolta importante. L’obbligo di assumere il bilancio di esercizio di competenza, l’adozione della contabilità ordinaria affidata a un commercialista professionista e la previsione di nominare presidente del collegio sindacale un professionista iscritto all’albo dei revisori contabili hanno dato alla FENEALUIL un sistema di gestione e controllo più trasparente, efficace e uniforme.</p>



<p>Questa politica amministrativa ha prodotto un risultato fondamentale, ha reso più chiaro come vengono utilizzate le risorse economiche che ogni mese le lavoratrici e i lavoratori mettono a disposizione dell’Organizzazione. Ed è un punto essenziale, perché ogni quota versata dagli iscritti rappresenta un atto di fiducia che deve essere onorato con serietà, correttezza e piena trasparenza. Allo stesso tempo, questa impostazione ha consentito di indirizzare meglio l’utilizzo delle risorse economiche verso i fini statutari della Federazione, riducendo dispersioni e rafforzando la coerenza tra gestione amministrativa, obiettivi politici e sviluppo organizzativo. Le politiche di risparmio e razionalizzazione adottate in questi anni hanno inoltre liberato risorse da destinare al sostegno delle Federazioni regionali e territoriali. Questo ha generato un effetto moltiplicatore sui risultati organizzativi, perché le risorse, se ben governate, diventano uno strumento concreto di crescita, presenza e rappresentanza.</p>



<p>La FENEALUIL si è rafforzata anche dal punto di vista economico e patrimoniale, sapendo valorizzare il momento favorevole attraversato dal settore delle Costruzioni. Una condizione che è stata utilizzata al meglio anche per dotare la Federazione, ai vari livelli, di congrui fondi rischi in bilancio, così da affrontare con maggiore serenità le possibili ricadute critiche del rinnovo degli accordi organizzativi unitari, i cosiddetti Accordi di Roma e un presumibile rallentamento del comparto. Anche su questo terreno la Federazione ha dimostrato capacità progettuale, visione e omogeneità di indirizzo, preparandosi per tempo e mantenendo sempre al centro gli obiettivi politici e organizzativi.<br>In questo percorso va sottolineata con forza anche l’importanza del ruolo del Tesoriere, figura centrale nella tutela delle risorse provenienti dagli iscritti. Il Tesoriere non svolge soltanto una funzione tecnica, ma esercita una responsabilità strategica per la correttezza, la trasparenza e l’equilibrio della gestione amministrativa, contribuendo in modo diretto alla solidità e alla credibilità dell’Organizzazione. Proprio per questo la FENEALUIL investirà ulteriormente su queste figure, attraverso una formazione specifica con dei corsi nazionali dedicati ai Tesorieri, per consolidarne le competenze, uniformare i criteri di gestione e rafforzare una cultura amministrativa moderna e condivisa.</p>



<p>Amministrare bene, per la FENEALUIL, non significa soltanto tenere in ordine i conti. Significa mettere le risorse al servizio di una visione, sostenere i territori, accompagnare la crescita e trasformare la solidità amministrativa in forza organizzativa e sindacale.<br>Al XIX Congresso nazionale arriviamo con una certezza in più: la buona amministrazione è stata in questi anni una leva decisiva di consolidamento e di crescita per tutta la FENEALUIL.</p>



<p>Da Tesoriere nazionale guardo con fiducia al futuro della nostra Federazione, non solo per la qualità delle scelte compiute, ma soprattutto per la qualità delle persone che ogni giorno, con serietà, passione e competenza, si impegnano all’interno dell’Organizzazione. È grazie a questo patrimonio umano che la FENEALUIL saprà continuare a reagire in modo dinamico alle difficoltà, affrontare le sfide future e costruire nuove opportunità di sviluppo per tutta la Federazione.</p>



<p></p>



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		<item>
		<title>Sicurezza in edilizia: fermare la strage silenziosa nei cantieri</title>
		<link>https://blog.fenealuil.it/2026/05/12/sicurezza-edilizia-fermare-strage-silenziosa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[FENEALUIL]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2026 14:11:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Safety First]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Precarietà, appalti, formazione e pensioni: perché servono controlli più rigorosi e un nuovo modello Di lavoro di Stefano Costa &#8211; Segretario nazionale FENEALUIL La sicurezza sul lavoro non è un tema secondario. In Italia rappresenta ancora oggi una vera emergenza civile, che ogni giorno segna la vita di lavoratrici, lavoratori e delle loro famiglie. Nonostante [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Precarietà, appalti, formazione e pensioni: perché servono controlli più rigorosi e un nuovo modello </strong></h2>



<p><strong>Di lavoro di Stefano Costa &#8211; Segretario nazionale FENEALUIL</strong></p>



<p>La sicurezza sul lavoro non è un tema secondario. In Italia rappresenta ancora oggi una vera emergenza civile, che ogni giorno segna la vita di lavoratrici, lavoratori e delle loro famiglie. Nonostante anni di normative, protocolli e campagne di sensibilizzazione, la strage silenziosa continua. Per questo la UIL, già nel 2021, ha lanciato la campagna “<em>Zero morti sul lavoro</em>”, assumendo un impegno chiaro: nessuna morte sul lavoro è accettabile, nessuna può essere considerata il prezzo inevitabile dello sviluppo.</p>



<p>I numeri confermano quanto quella campagna sia più attuale che mai. Nel 2025 le denunce di infortunio presentate all’INAIL sono state 597.710, in aumento dell’1,4% rispetto alle 589.571 del 2024, mentre le morti sul lavoro hanno raggiunto 1.093. Tra i settori più a rischio, le Costruzioni restano in cima alla lista. Nel 2025 sono state registrate oltre 38.000 denunce di infortunio, con il comparto che si conferma tra i primi per numero di incidenti mortali. Sebbene nei primi otto mesi dell’anno si sia registrata una lieve riduzione delle denunce complessive (-0,7%), il rischio rimane altissimo, soprattutto per le cadute dall’alto, una delle principali cause di infortunio grave e mortale. Dei 798 decessi totali sul lavoro nel 2025, ben 148 si sono verificati nelle Costruzioni, confermando il primato negativo del settore davanti alla manifattura (117), ai trasporti e magazzinaggio (110) e al commercio (68).</p>



<p>A questi dati si aggiungono quelli dell’Ispettorato nazionale del Lavoro, che evidenziano una situazione di irregolarità diffusa proprio nell’edilizia. Nel primo trimestre del 2025, le ispezioni sono aumentate del 17% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, e le irregolarità accertate sono cresciute del 20%. Questi numeri misurano concretamente la distanza tra le norme scritte e ciò che accade realmente nei cantieri, nelle cave, nei cementifici e nelle fabbriche di legno e laterizi. Un dato particolarmente significativo mostra che circa il 70% delle giornate di infortunio nei cantieri riguarda lavoratori senza contratto edile, privi quindi degli obblighi formativi e delle tutele previste dal sistema contrattuale di settore.</p>



<p>Questo significa che frammentazione contrattuale, uso di contratti impropri, forme spurie di lavoro autonomo e catene di appalto e subappalto non sono elementi neutri, ma fattori che producono direttamente insicurezza. Parlare di “fatalità” è, quindi, profondamente sbagliato. Dietro gran parte degli infortuni e delle morti sul lavoro ci sono cause precise e ricorrenti:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Precarietà &#8211; Dove i rapporti di lavoro sono fragili, la sicurezza è debole. Lavoro nero, cooperative spurie, intermediazione illecita di manodopera, subappalti non controllati e contratti non coerenti con le attività svolte creano una zona grigia in cui è più facile aggirare le regole.&nbsp;</li>



<li>Mancanza di formazione &#8211; Gran parte degli infortuni riguarda lavoratori privi di contratto edile, che spesso non ricevono una formazione adeguata sulla sicurezza e sui rischi specifici del cantiere.&nbsp;</li>



<li>Catene di appalto complesse e subappalti &#8211; La frammentazione dei ruoli e la mancanza di responsabilità chiare rendono difficile garantire controlli e prevenzione efficaci.&nbsp;</li>
</ul>



<p>La strada per ridurre drasticamente gli incidenti passa quindi attraverso un modello di lavoro più stabile e trasparente, con contratti coerenti, formazione obbligatoria e controlli incisivi su appalti e subappalti. Solo così si potrà davvero avvicinarsi all’obiettivo della campagna “<em>Zero morti sul lavoro</em>”, proteggendo chi ogni giorno costruisce il Paese.</p>



<p></p>



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		<item>
		<title>Materiali da costruzione, la sfida della contrattazione nella transizione industriale</title>
		<link>https://blog.fenealuil.it/2026/05/12/materiali-costruzione-sfida-transizione-industriale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[FENEALUIL]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2026 14:06:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Safety First]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Innovazione, energia e digitalizzazione: senza contrattazione non c’è transizione giusta né tutela del lavoro Di Andrea Merli &#8211; Segretario nazionale FENEALUIL Quando si parla di Costruzioni, l’attenzione pubblica e politica si concentra quasi sempre sui cantieri, sull’edilizia e sulle grandi opere. Molto meno si parla di ciò che rende possibile tutto questo: il sistema dei [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Innovazione, energia e digitalizzazione: senza contrattazione non c’è transizione giusta né tutela del lavoro </h2>



<p><strong>Di Andrea Merli &#8211; Segretario nazionale FENEALUIL</strong></p>



<p>Quando si parla di Costruzioni, l’attenzione pubblica e politica si concentra quasi sempre sui cantieri, sull’edilizia e sulle grandi opere. Molto meno si parla di ciò che rende possibile tutto questo: il sistema dei materiali da costruzione. Eppure è proprio nei cementifici, nelle fabbriche di laterizi e manufatti, nelle cave, nei comparti lapidei, negli impianti del calcestruzzo e negli stabilimenti del legno-arredo che prende forma il cuore industriale dell’intera filiera. I materiali da costruzione non rappresentano un comparto accessorio o marginale rispetto all’edilizia, ma una componente essenziale, strategica e insostituibile. È qui che si genera una parte rilevante del valore economico della filiera, si concentrano competenze industriali, occupazione, innovazione e investimenti. Senza una filiera solida dei materiali non esistono edilizia moderna, infrastrutture efficienti, rigenerazione urbana né manutenzione del territorio.</p>



<p>In questa fase storica, il ruolo dei materiali da costruzione diventa ancora più centrale. Le grandi trasformazioni che attraversano il settore delle Costruzioni passano infatti dagli impianti fissi:&nbsp;</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>la transizione ecologica, con la necessità di ridurre emissioni e consumi energetici;&nbsp;</li>



<li>la transizione digitale, con processi sempre più automatizzati e interconnessi;&nbsp;</li>



<li>la sfida della sicurezza, della qualità del lavoro e della sostenibilità sociale.&nbsp;</li>
</ul>



<p>Negli ultimi anni, il ridimensionamento dei bonus edilizi ha spostato il baricentro degli investimenti verso le infrastrutture pubbliche, le grandi opere, le reti e l’ingegneria civile, anche grazie al PNRR. Questo ha ulteriormente rafforzato il peso strategico del comparto dei materiali da costruzione, oggi snodo fondamentale per la realizzazione delle opere e per la modernizzazione del Paese.</p>



<p>In questo contesto, la contrattazione collettiva ha svolto e continua a svolgere un ruolo decisivo. In una fase segnata dall’inflazione, dall’aumento del costo della vita e da profondi cambiamenti industriali, i rinnovi dei principali contratti nazionali dei materiali da costruzione hanno rappresentato uno strumento essenziale di tutela e di governo del cambiamento. La contrattazione nazionale ha innanzitutto difeso il potere d’acquisto delle lavoratrici e dei lavoratori, attraverso aumenti salariali significativi e il rafforzamento del sistema di welfare integrativo, previdenziale e sanitario. Ma i rinnovi hanno affrontato anche un’altra sfida cruciale: l’impatto della transizione energetica e digitale sull’organizzazione del lavoro. </p>



<p>Gli impianti stanno cambiando rapidamente. Crescono automazione, digitalizzazione, controllo da remoto e l’utilizzo di tecnologie avanzate orientate alla sostenibilità ambientale. Di conseguenza, cambiano le mansioni, le professionalità e le competenze richieste. Per questo la contrattazione ha iniziato a intervenire con maggiore decisione sugli inquadramenti professionali, per riconoscere il valore di lavori in evoluzione ed evitare che le nuove competenze restino prive di adeguato riconoscimento economico e professionale. Parallelamente, sono stati rafforzati gli strumenti di partecipazione e confronto sulle riorganizzazioni industriali. È su questo terreno che si giocherà la sfida dei prossimi anni. Gli investimenti in efficienza energetica, riduzione delle emissioni, innovazione tecnologica e digitalizzazione avranno inevitabili ricadute su organici, orari, organizzazione del lavoro e tenuta occupazionale. Per la FENEALUIL, queste trasformazioni non possono essere subite né gestite unilateralmente dalle imprese: devono essere governate attraverso la contrattazione, il confronto preventivo e il pieno coinvolgimento delle lavoratrici e dei lavoratori. La transizione ecologica e digitale, infatti, non è neutra. Se subita, rischia di tradursi in chiusure, esternalizzazioni, riduzione dell’occupazione e aumento delle disuguaglianze.&nbsp;</p>



<p>Se invece governata da relazioni industriali forti, può diventare un’occasione di innovazione, crescita professionale e miglioramento delle condizioni di lavoro. In questa prospettiva, accanto alla contrattazione nazionale assume sempre più centralità il secondo livello, aziendale o di gruppo. Diventa quindi decisivo rafforzare il ruolo delle RSU negli impianti fissi, ampliando i luoghi in cui il Sindacato non solo è presente, ma è riconosciuto come interlocutore pieno, capace di contrattare e accompagnare il cambiamento. Le RSU devono essere protagoniste dei processi di innovazione tecnologica ed ecologica, affrontando temi come automazione, digitalizzazione, salute e sicurezza, formazione e riqualificazione professionale. Solo una contrattazione forte può impedire che l’innovazione si traduca in tagli e precarietà. Al contrario, può trasformarla in un’opportunità per costruire lavoro di qualità, valorizzare le competenze, ridurre i rischi e accompagnare con dignità anche i lavoratori più anziani, attraverso percorsi di uscita anticipata o di ricollocazione in mansioni meno gravose.</p>



<p></p>



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			</item>
		<item>
		<title>Verso una nuova industria delle Costruzioni</title>
		<link>https://blog.fenealuil.it/2026/05/12/nuova-industria-costruzioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[FENEALUIL]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2026 10:56:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Safety First]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://blog.fenealuil.it/?p=5738</guid>

					<description><![CDATA[<p>Innovazione, sostenibilità e qualità del lavoro: la transizione del settore richiede una strategia chiara e un ruolo attivo del Sindacato per governare il cambiamento Di Francesco Sannino &#8211; Segretario nazionale Il settore delle Costruzioni si trova oggi in una fase delicata. La lunga spinta garantita dal PNRR e dalla stagione straordinaria dei bonus edilizi si [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Innovazione, sostenibilità e qualità del lavoro: la transizione del settore richiede una strategia chiara e un ruolo attivo del Sindacato per governare il cambiamento</strong> </h2>



<p><strong>Di Francesco Sannino &#8211; Segretario nazionale</strong></p>



<p>Il settore delle Costruzioni si trova oggi in una fase delicata. La lunga spinta garantita dal PNRR e dalla stagione straordinaria dei bonus edilizi si avvia alla conclusione e si apre una fase nuova, meno sostenuta dagli incentivi e più esposta alle regole del mercato. Non siamo di fronte a una nuova crisi, ma a un passaggio che va governato con lucidità e visione. È qui che il ruolo del Sindacato diventa decisivo.</p>



<p>I dati confermano che il settore mantiene ancora una forza importante. Nel 2024 le Casse Edili hanno registrato circa 895 milioni di ore lavorate, con un aumento del 3,3% rispetto al 2023 e del 7,2% rispetto al 2022. Sono cresciuti di oltre il 5% anche i lavoratori iscritti, mentre la massa salari ha superato i 10 miliardi di euro. Se allarghiamo lo sguardo all’intera filiera &#8211; progettazione, edilizia, impianti, materiali e servizi collegati &#8211; il sistema delle Costruzioni ha prodotto nel 2024 un valore pari a 643 miliardi di euro, occupando 3,3 milioni di persone e creando oltre 150 mila nuovi posti di lavoro. Dopo tre anni di forte espansione, il valore della produzione ha registrato una lieve flessione in termini reali (-1,7%), ma resta ampiamente superiore ai livelli precedenti alla pandemia.&nbsp;</p>



<p>Questo significa che il settore ha dimostrato una straordinaria capacità di ripresa: ha sostenuto il PIL, creato occupazione, attivato investimenti e trascinato quasi tutti i comparti industriali collegati. Ma proprio perché la fase espansiva è stata eccezionale, oggi è necessario evitare che il rallentamento si traduca in un ritorno alle vecchie fragilità. Il rischio esiste. Se questa transizione non verrà accompagnata da una strategia industriale e sindacale chiara, potremmo assistere a una nuova compressione dei salari, all’aumento del lavoro irregolare, alla crescita del dumping contrattuale, a un uso ancora più distorto del subappalto e a una riduzione degli investimenti in sicurezza e formazione.</p>



<p>Il settore continua infatti a essere segnato da problemi strutturali. Oltre il 95% delle imprese ha meno di 10 addetti. Le aziende più grandi e strutturate sono poche, mentre prevale una rete frammentata di piccole imprese e microimprese spesso legate da lunghe catene di appalti e subappalti. In questo contesto diventa più difficile garantire contratti regolari, formazione adeguata, contribuzione corretta e piena tutela della salute e della sicurezza. La liberalizzazione del subappalto, se non accompagnata da regole rigorose e controlli efficaci, rischia di accentuare queste distorsioni. Per questo la FENEALUIL continua a chiedere una filiera più trasparente, in cui il subappalto torni a essere uno strumento tecnico e organizzativo e non il modo per ridurre i costi comprimendo diritti e salari.</p>



<p>Un altro nodo centrale riguarda la mancanza di manodopera qualificata. Sempre più imprese faticano a trovare lavoratori specializzati, mentre sempre meno giovani scelgono questo settore. Pesano l’immagine di un lavoro duro e poco attrattivo. Ma il settore è anche altro e per questo diventa indispensabile costruire una nuova narrazione, in grado di parlare ai giovani, mostrando il settore come moderno, tecnologico, socialmente utile e centrale nella transizione ecologica del Paese. Un lavoro che non può più essere ridotto solamente a un mestiere faticoso ma che oggi diventa professionalità, tecnologia e contributo concreto alla trasformazione del Paese. In questa fase di trasformazione in cui la riqualificazione energetica e la sostenibilità ambientale stanno ridisegnando il lavoro nei cantieri, c’è bisogno di profili professionali capaci di gestire processi, servono nuove competenze, innovazione tecnologica e digitalizzazione dei processi.&nbsp;</p>



<p>Occorre, dunque, traghettare il settore verso quella che possiamo definire una vera “industria delle Costruzioni”: imprese più solide e strutturate; una filiera meno frammentata; più innovazione, più formazione, più qualità del lavoro. Per questo servono investimenti forti nel ricambio generazionale e nella valorizzazione delle professionalità. L’esperienza di Fondamentale è stata un primo passo importante per diffondere e mostrare concretamente la parte sana del nostro settore, il valore della bilateralità, esperienza unica e centenaria, l’edilizia come settore che si innova e non resta fermo, con sistemi intelligenti che aiutano a costruire meglio e tecnologie che diventano strumenti al servizio dell’uomo per rendere il lavoro meno faticoso e rischioso.</p>



<p>Per la FENEALUIL questa non è soltanto una questione occupazionale, ma un problema di futuro del settore. Per noi non basta difendere l’esistente ma occorre sostenere il cambiamento attraverso una politica industriale di lungo periodo, con risorse certe e stabili, capace di accompagnare le imprese che investono in innovazione, sicurezza, sostenibilità e qualificazione del personale. Promuovere una diversa organizzazione del lavoro, che riconosca le competenze, stabilizzi i percorsi professionali e renda il lavoro nelle Costruzioni più attrattivo, soprattutto per le nuove generazioni.</p>



<p>In questa sfida il Sindacato ha una funzione strategica. La contrattazione deve saper collegare investimenti e innovazione a salari più alti, più diritti, più formazione e più sicurezza. Il rinnovo dei contratti e lo sviluppo della contrattazione di secondo livello devono diventare strumenti per redistribuire la ricchezza prodotta e accompagnare le trasformazioni in corso. Anche il sistema bilaterale rappresenta un presidio fondamentale. Casse Edili, Scuole Edili ed Enti unificati non sono un costo, ma una infrastruttura indispensabile: sostengono il welfare integrativo, finanziano la formazione, controllano la regolarità contributiva e producono dati preziosi sull’andamento del settore. Rafforzarli significa rafforzare la qualità del lavoro e la tenuta dell’intero comparto.</p>



<p>Infine, il futuro delle Costruzioni sarà sempre più legato alle grandi transizioni che attraversano il Paese: quella ecologica, quella digitale e quella urbana. Già oggi oltre il 70% del mercato riguarda la manutenzione, la riqualificazione, il recupero e la rigenerazione del patrimonio esistente. Nel 2024 la manutenzione straordinaria ha superato i 161 miliardi di euro e quella ordinaria i 50 miliardi.</p>



<p>La sfida della sostenibilità riguarda cantieri meno impattanti, materiali innovativi, efficienza energetica, riduzione delle emissioni e sicurezza del territorio. Quella digitale riguarda l’uso del BIM, delle piattaforme di coordinamento, degli strumenti predittivi per la manutenzione e per la prevenzione degli infortuni. Per la FENEALUIL non si tratta di chiedersi se queste trasformazioni avverranno, ma come. La nostra risposta è chiara: devono produrre lavoro stabile, qualificato e sicuro. Non possono diventare il pretesto per scaricare i costi sui lavoratori, aumentare la precarietà o moltiplicare le gare al massimo ribasso.</p>



<p>Governare questa transizione significa decidere quale idea di Paese vogliamo costruire: un’Italia fondata su lavoro povero, frammentazione e insicurezza, oppure un’Italia che investe su qualità, diritti, innovazione e giustizia sociale. È questa la sfida che il Sindacato ha di fronte. Ed è questa la responsabilità che la FENEALUIL intende assumersi.</p>



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		<title>Organizzare il cambiamento per rafforzare il futuro</title>
		<link>https://blog.fenealuil.it/2026/05/12/organizzare-cambiamento-rafforzare-futuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[FENEALUIL]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2026 10:52:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Safety First]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La riforma organizzativa della FENEALUIL come visione per la crescita Di Pierpaolo Frisenna &#8211; Segretario organizzativo nazionale FENEALUIL Per molti anni la FENEALUIL ha convissuto con una struttura territoriale fortemente frammentata: 104 realtà provinciali, spesso piccole, con limitata massa critica e frequenti difficoltà economiche e organizzative. Un modello che finiva per disperdere energie e indebolire [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading"><strong>La riforma organizzativa della FENEALUIL come visione per la crescita</strong> </h2>



<p><strong>Di Pierpaolo Frisenna &#8211; Segretario organizzativo nazionale FENEALUIL</strong></p>



<p>Per molti anni la FENEALUIL ha convissuto con una struttura territoriale fortemente frammentata: 104 realtà provinciali, spesso piccole, con limitata massa critica e frequenti difficoltà economiche e organizzative. Un modello che finiva per disperdere energie e indebolire la capacità di azione dell’Organizzazione. Negli ultimi anni abbiamo scelto di cambiare. In coerenza con l’evoluzione del modello confederale, abbiamo avviato una riforma profonda che ha portato alla riduzione delle strutture territoriali da 104 a 20, rafforzando allo stesso tempo il livello regionale. Non è stata una semplice riduzione numerica, ma una scelta strategica per costruire federazioni più solide, sostenibili e capaci di affrontare le sfide della rappresentanza moderna.</p>



<p>La riforma ha riaffermato il valore centrale del territorio, liberando risorse economiche e umane da reinvestire nella presenza quotidiana, nella tutela, nella contrattazione, nei cantieri e negli impianti fissi. Riorganizzare ha significato concentrare competenze, energie e responsabilità senza perdere il legame con i luoghi di lavoro e con gli iscritti. La sfida era tenere insieme due esigenze solo apparentemente opposte: semplificare la struttura e rafforzare la prossimità sindacale. I risultati dimostrano che questa scelta è stata giusta.</p>



<p>Dal 2014 la FENEALUIL ha registrato una crescita costante sia in termini di iscritti sia di rappresentatività, nel comparto edile come in quello del legno e dei materiali da costruzione. Nel comparto edile, la rappresentatività media nazionale è passata dal 21,70% del 2014 al 25,40% del 2025 (attestandosi al 25,70% nel solo sistema industriale), con punte che in alcuni territori si avvicinano stabilmente al 50%. Nello stesso periodo, le Federazioni territoriali sopra il 20% di rappresentatività sono passate da 54 a 73; quelle sotto il 20% si sono ridotte da 48 a 26; e le realtà con rappresentatività inferiore al 15% sono scese da 26 a 10. Anche sul piano associativo la crescita è stata rilevante: nel comparto edile si è passati da circa 92.000 iscritti nel 2014 a ben oltre 150.000 nel 2025; negli impianti fissi gli iscritti sono cresciuti da poco più di 5.000 a quasi 9.000.&nbsp;</p>



<p>Sono dati che non raccontano una crescita casuale, ma la forza di un’Organizzazione che ha saputo restare credibile, presente e utile anche in anni complessi.</p>



<p>La riforma ha permesso di tenere insieme sostenibilità economica e capacità di rappresentanza, in una fase resa ancora più impegnativa dagli Accordi di Roma, che attribuiscono alla rappresentatività reale un ruolo decisivo. La trasformazione ha avuto anche una forte componente tecnologica. Con il progetto FENEALGEST, la FENEALUIL si è dotata di un ambiente informatico unico e integrato, capace di mettere in rete tutte le strutture e di offrire strumenti operativi omogenei.&nbsp;</p>



<p>L’obiettivo non era soltanto digitalizzare procedure esistenti, ma rendere l’attività sindacale più rapida, trasparente, connessa ed efficace. Accanto all’innovazione tecnologica, la FENEALUIL ha investito con determinazione anche sul proprio capitale umano. È stato costruito un piano strutturato di formazione sindacale, realizzato in sinergia con la UIL, rivolto a dirigenti, operatori, delegati, RSU, RSA, RLS, RLST e attivisti. Un investimento che ha rafforzato competenze, qualità della classe dirigente e processi di rinnovamento.</p>



<p>Il percorso, però, non è concluso. Nei prossimi anni la FENEALUIL dovrà completare e consolidare il processo di regionalizzazione, governare il ricambio generazionale, rafforzare ulteriormente l’utilizzo degli strumenti digitali e integrare sempre di più Organizzazione e progetto sindacale. Ma oggi va posto con chiarezza anche un altro tema. La riforma organizzativa della FENEALUIL può produrre un effetto ancora più forte, persino moltiplicatore, se parallelamente anche la Confederazione svilupperà azioni integrate di politica organizzativa. Serve una visione capace di combinare in modo sinergico e simbiotico l’azione delle categorie con quella della Confederazione e dei servizi. I servizi non devono essere vissuti come realtà a sé stanti, ma unicamente come strumenti di crescita per tutta l’Organizzazione, leve essenziali per rafforzare radicamento, rappresentatività e capacità di associare le persone alla nostra Organizzazione.</p>



<p>Il dibattito interno non può ridursi a una discussione su perimetri, assetti o incarichi. L’Organizzazione non è un fine in sé, ma uno strumento. E ogni scelta organizzativa ha senso solo se risponde a una domanda fondamentale: in che modo ci aiuta a difendere meglio le lavoratrici e i lavoratori e in che modo ci aiuta a farli entrare nella nostra comunità sindacale? È questa la bussola che ha guidato la FENEALUIL negli ultimi anni. Ed è questa la direzione che dovrà continuare a orientare la nostra azione e il nostro futuro.</p>



<p>All’appuntamento congressuale del XIX Congresso nazionale arriviamo con risultati concreti, con una riforma vera già realizzata e con una consapevolezza più forte: quando il cambiamento è guidato da visione e responsabilità, non rappresenta una rinuncia, ma un investimento sul futuro. La FENEALUIL ha scelto di cambiare per diventare più forte, più moderna, più coesa e più vicina al lavoro. Ora bisogna proseguire su questa strada, rafforzando l’integrazione tra Organizzazione, progetto politico, Confederazione e servizi, per trasformare ogni scelta organizzativa in più tutela, più rappresentanza e più presenza nel mondo del lavoro.</p>



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		<title>XIX Congresso FENEALUIL: insieme per costruire…</title>
		<link>https://blog.fenealuil.it/2026/05/12/xix-congresso-fenealuil-insieme-per-costruire/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[FENEALUIL]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2026 10:41:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Safety First]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il valore del percorso congressuale e le sfide del XIX Congresso nazionale Di Mauro Franzolini &#8211; Segretario Generale FENEALUIL Il Congresso, per la FENEALUIL, non è un semplice appuntamento in calendario: è il momento in cui l’Organizzazione si ferma, si guarda allo specchio e decide, insieme, chi vuole essere e dove vuole andare. Abbiamo avuto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il valore del percorso congressuale e le sfide del XIX Congresso nazionale</strong> </h2>



<p><strong>Di Mauro Franzolini &#8211; Segretario Generale FENEALUIL</strong></p>



<p>Il Congresso, per la FENEALUIL, non è un semplice appuntamento in calendario: è il momento in cui l’Organizzazione si ferma, si guarda allo specchio e decide, insieme, chi vuole essere e dove vuole andare.</p>



<p>Abbiamo avuto una stagione congressuale straordinaria, intensa e partecipata, con 48 congressi territoriali e regionali, due dei quali hanno segnato nuove tappe importanti nella riforma del nostro modello organizzativo. La nostra priorità resta rendere l’azione sindacale sempre più vicina e rispondente alle esigenze e ai bisogni delle lavoratrici e dei lavoratori.</p>



<p>Ogni singolo Congresso è stata una preziosa occasione per testimoniare un pezzo di Paese e di esperienza: una vertenza locale, un contratto aziendale migliorato, una storia di sicurezza salvata in cantiere, una battaglia sulla casa o sulla rigenerazione urbana, un giovane iscritto conquistato con pazienza. Mettere insieme queste storie significa costruire tessuto umano e trasformare storie individuali in un percorso collettivo. Significa ricordarci perché facciamo Sindacato: per le persone e insieme alle persone.</p>



<p>Il Congresso è anche un atto di resistenza: in un mondo segnato da precarietà, guerre e cambiamenti tecnologici che isolano, resta uno spazio di socialità solidale e responsabile, dove la base partecipa, critica, propone e si sente comunità. È qui che la fiducia si costruisce: tra assemblee, interventi dal palco e confronto diretto, tra parole e comportamenti coerenti.</p>



<p>Negli ultimi anni abbiamo affrontato problemi concreti: salari che faticano a stare al passo con il costo della vita, carichi di lavoro pesanti, sicurezza troppo spesso messa in discussione, difficoltà ad accedere alla casa, timori legati all’innovazione tecnologica. Il percorso congressuale serve a riportare la realtà quotidiana dei lavoratori al centro delle scelte della FENEALUIL, misurando la coerenza tra impegni e risultati e definendo un progetto per il futuro.</p>



<p>Il settore delle Costruzioni resta centrale per il Paese: ha sostenuto la crescita economica, creato occupazione, contribuito alla modernizzazione delle infrastrutture e delle città. La fase straordinaria degli ultimi anni, sostenuta da PNRR e incentivi fiscali, si sta chiudendo, aprendo una nuova fase più incerta. Governarla significa adottare politiche industriali di medio e lungo periodo, investimenti pubblici stabili e una governance che coniughi sviluppo, legalità, qualità del lavoro e sostenibilità ambientale.</p>



<p>Le priorità sono chiare: affrontare l’emergenza abitativa, contrastare dumping contrattuale, subappalti incontrollati e lavoro irregolare, garantire sicurezza e salute sul lavoro. Innovazione tecnologica, organizzativa e ambientale deve diventare leva per migliorare la qualità del lavoro, aumentare la produttività e attrarre le nuove generazioni.</p>



<p>Costruire non significa solo realizzare opere: significa costruire insieme diritti, sicurezza, opportunità, comunità. In una parola: futuro.</p>



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		<title>La crisi abitativa come termometro di una politica inefficace</title>
		<link>https://blog.fenealuil.it/2026/02/10/crisi-abitativa-rapporto-oxfam/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[FENEALUIL]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Feb 2026 11:57:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog FENEALUIL]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La crisi abitativa rivela disuguaglianze profonde: in Italia la casa rischia di diventare un privilegio, segno di politiche inefficaci.</p>
<p>The post <a href="https://blog.fenealuil.it/2026/02/10/crisi-abitativa-rapporto-oxfam/">La crisi abitativa come termometro di una politica inefficace</a> appeared first on <a href="https://blog.fenealuil.it">Blog FENEALUIL</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>L’abitazione non è un semplice asset finanziario, né un bene di consumo intercambiabile</strong>:<strong> </strong>è<strong> </strong>un pilastro essenziale per la dignità umana. Eppure, il <a href="https://www.oxfamitalia.org/petizione/disuguaglianza-baratro/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>rapporto Oxfam <em>&#8220;Nel baratro della disuguaglianza&#8221;</em></strong></a> rivela come <strong>il diritto alla casa sia diventato il terreno di scontro di una crisi sistemica</strong>. </p>



<p>Mentre a livello globale assistiamo a un paradosso &#8211; dove appena 12 individui possiedono più ricchezza della metà più povera dell’umanità &#8211; <strong>in Italia si cristallizza il modello delle </strong><strong><em>&#8220;fortune invertite&#8221;</em></strong><strong>, come le definisce Oxfam</strong>.&nbsp;</p>



<p>In un Paese dove il 10% della popolazione detiene quasi i 3/5 della ricchezza nazionale (59,9%),<strong> </strong>l’accesso a un tetto dignitoso non è più un diritto garantito, ma<strong> rischia di diventare un privilegio</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1182" height="705" src="https://blog.fenealuil.it/wp-content/uploads/2026/02/poverta-abitativa-oxfam-italia.png" alt="crisi abitativa dati oxfam italia" class="wp-image-5557" srcset="https://blog.fenealuil.it/wp-content/uploads/2026/02/poverta-abitativa-oxfam-italia.png 1182w, https://blog.fenealuil.it/wp-content/uploads/2026/02/poverta-abitativa-oxfam-italia-980x585.png 980w, https://blog.fenealuil.it/wp-content/uploads/2026/02/poverta-abitativa-oxfam-italia-480x286.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1182px, 100vw" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Lo stato della povertà abitativa in Italia</strong></h2>



<p>Con <strong>5,7 milioni di individui in povertà assoluta</strong>,<strong> </strong>in Italia l&#8217;abitazione emerge come il <strong>principale fattore di esclusione sociale</strong>.</p>



<p>Secondo i dati Oxfam:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Quasi la metà (50%) delle famiglie in povertà assoluta vive in affitto</strong>. Per chi non possiede un immobile, il rischio di scivolare nell&#8217;indigenza è <strong>cinque volte superiore</strong> rispetto ai proprietari.</li>



<li>Sebbene rappresentino solo il 9% della popolazione, i cittadini stranieri costituiscono il <strong>31% dei poveri assoluti</strong>. Per i nuclei stranieri in affitto, l’incidenza della povertà tocca il record drammatico del <strong>37,2%</strong>, aggravato da un mercato delle locazioni inquinato da <strong>pregiudizi e barriere razziste</strong>.</li>



<li><strong>Il 5,6% della popolazione vive in condizioni indegne</strong>: sovraffollamento, assenza di riscaldamento, mancanza di servizi igienici o acqua corrente.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L&#8217;impatto economico e il dilemma delle scelte incompatibili</strong></h2>



<p>Ad aggravare ulteriormente la situazione si aggiunge un altro fattore: la pressione economica sui bilanci familiari ha raggiunto livelli di guardia. <strong>Per il 20% più povero della popolazione, la quota di reddito destinata alla casa è cinque volte superiore a quella della fascia più abbiente</strong>.&nbsp;</p>



<p>Nei centri metropolitani, <strong>l&#8217;affitto divora oltre il 40% delle entrate disponibili</strong>: un peso enorme, reso ancora più schiacciante in un contesto di inflazione punitiva.</p>



<p>Tra il 2019 e il 2024, a causa dell’aumento dei prezzi e della stagnazione salariale, i lavoratori italiani hanno subito una <strong>perdita del potere d&#8217;acquisto pari al 7,1%</strong>. Questa situazione, unita alla deregolamentazione del mercato, spesso impone alle famiglie il <em>&#8220;dilemma delle scelte incompatibili&#8221;</em>:<strong> per mantenere un tetto, si rinuncia alla salute</strong>.&nbsp;</p>



<p>Non è un caso che<strong> la rinuncia alle cure mediche sia salita al 9,9% nel 2024</strong>, colpendo duramente anche le regioni del Nord, storicamente più protette, ma oggi travolte anch’esse dall&#8217;erosione del ceto medio.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le categorie più colpite</strong></h2>



<p><strong>Il disagio abitativo colpisce in modo particolare le fasce più fragili</strong>, alimentando quella <em>&#8220;geografia del malcontento&#8221;</em> che minaccia la tenuta sociale:</p>



<p>Riportiamo di seguito i dati più rilevanti del rapporto:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Giovani e under-35:</strong> la deprivazione abitativa in questa fascia è esplosa, passando dal <strong>7,6%</strong> del 2019 al <strong>12,1%</strong> del 2024. La precarietà contrattuale impedisce l&#8217;accesso al credito e alla stabilità, confinando una generazione in un <strong>limbo abitativo</strong>;</li>



<li><strong>Famiglie numerose:</strong> il numero di figli è diventato un predittore di sovraffollamento e povertà, trasformando la natalità in una <strong>trappola economica</strong> anziché in un valore sociale;</li>



<li><strong>Studenti e precari:</strong> nei poli universitari, la speculazione immobiliare sta di fatto annullando il diritto allo studio, rendendo l&#8217;istruzione superiore un <strong>percorso riservato a chi ha già spalle coperte</strong> da patrimoni familiari.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Distorsioni di mercato e paradossi fiscali</strong></h2>



<p>Il mercato immobiliare italiano vive un paradosso strutturale: un <strong>vasto patrimonio di case inutilizzate </strong>coesiste con una <strong>scarsità cronica di alloggi accessibili</strong>.&nbsp;</p>



<p>Due fenomeni accelerano questa deriva:</p>



<ol class="wp-block-list">
<li><strong>Turistificazione e gentrificazione:</strong> la proliferazione incontrollata degli <strong>affitti brevi</strong> sottrae immobili alla residenzialità di lungo periodo, con la conseguente fuoriuscita delle famiglie dai centri storici.</li>



<li><strong><em>&#8220;Paradiso Fiscale&#8221;</em></strong><strong> per gli ultra-ricchi:</strong> in alcune città, come Milano, il mercato è distorto dal <strong>regime per i neo-residenti</strong> (una flat tax da 200/300 mila euro per i milionari stranieri). Questo attira capitali che<strong> gonfiano i prezzi degli immobili di pregio</strong>, generando un <strong>effetto emulazione</strong> che trascina verso l&#8217;alto i canoni per l&#8217;intera popolazione, rendendo le città proibitive per chi ci lavora.</li>
</ol>



<p>Ne consegue che gli sfratti per morosità incolpevole sono anche conseguenza di questa situazione in cui, tra inflazione, salari immobili e prezzi delle case che aumentano, <strong>spesso i cittadini non hanno le risorse necessarie per coprire i costi della vita</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Politiche pubbliche</strong></h2>



<p>La risposta della politica alla crisi abitativa è stata limitata e insufficiente. <strong>L&#8217;</strong><a href="https://blog.fenealuil.it/2023/01/23/edilizia-popolare-housing-sociale/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Edilizia Residenziale Pubblica (ERP)</strong></a><strong> è in costante declino</strong>, con <strong>650.000 persone in lista d&#8217;attesa </strong>per un alloggio sociale che non esiste più.</p>



<p>Le scelte recenti hanno segnato un punto di rottura:&nbsp;</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>da una parte, il Governo ha <strong>azzerato il Fondo Sostegno Locazioni</strong>, privando le famiglie di un ammortizzatore fondamentale contro l&#8217;inflazione;</li>



<li>dall’altra, con il passaggio dal Reddito di Cittadinanza all&#8217;Assegno di Inclusione (ADI), <strong>l&#8217;Italia è diventata l&#8217;unico Paese dell&#8217;Unione Europea privo di uno schema universale di reddito minimo</strong>. La selettività delle nuove misure lascia migliaia di indigenti &#8211; non appartenenti a categorie tutelate &#8211; <strong>senza alcun supporto per l&#8217;affitto</strong>, spingendoli verso l&#8217;emergenza abitativa estrema.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Proposte per una transizione verso la giustizia abitativa</strong></h2>



<p>Per invertire la rotta <strong>sono necessari interventi radicali e strutturali</strong>. Nel suo rapporto, Oxfam indica i seguenti:</p>



<ol class="wp-block-list">
<li><strong>Recupero pubblico dell&#8217;invenduto:</strong> riconvertire il patrimonio edilizio inutilizzato per scopi sociali, frenando il consumo di suolo e <strong>offrendo alloggi a canone calmierato</strong>.</li>



<li><strong>Regolazione dei flussi turistici:</strong> fornire ai sindaci poteri reali per <strong>limitare gli affitti brevi</strong> e proteggere la residenzialità.</li>



<li><strong>Riforma del catasto:</strong> superare le iniquità di un sistema dove <strong>rendite catastali obsolete</strong> favoriscono immobili di pregio a discapito delle periferie.</li>



<li><strong>Sostegno ai redditi e salario minimo: rifinanziare i fondi per l&#8217;affitto</strong> e <strong>introdurre un salario minimo legale</strong>, facendo sì che il lavoro torni a garantire un&#8217;esistenza dignitosa.</li>
</ol>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Conclusioni</strong></h2>



<p>Alla luce di quanto detto, la crisi abitativa rappresenta una <strong>ferita aperta nel nostro Paese</strong>. Ignorarla significa <strong>alimentare la frammentazione sociale e la sfiducia nelle istituzioni</strong>, con inevitabili ripercussioni tanto sul singolo cittadino quanto sull’intera società.</p>



<p>A tal proposito, riportiamo di seguito il <strong>commento del Segretario Generale della FENEALUIL, Mauro Franzolini</strong>:&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>“L’accesso a una casa dignitosa e a costi sostenibili è ormai un </em><strong><em>problema strutturale</em></strong><em> che colpisce giovani, famiglie, lavoratori e fasce sociali sempre più ampie. Servono politiche pubbliche stabili che puntino sulla </em><strong><em>rigenerazione urbana</em></strong><em>, sul </em><strong><em>recupero del patrimonio esistente </em></strong><em>e sul </em><strong><em>rilancio dell’edilizia sociale</em></strong><em>, superando una logica emergenziale che negli anni ha prodotto risposte frammentate e insufficienti. </em><br><em>In questo scenario, la questione abitativa non può più essere relegata a tema settoriale, ma deve diventare una </em><strong><em>priorità strategica dell’agenda pubblica</em></strong><em>: garantire il diritto all’abitare significa </em><strong><em>contrastare le disuguaglianze, rafforzare la coesione sociale e promuovere città più inclusive e sostenibili</em></strong><em>. </em><br><em>Citando il Prof. Ezio Micelli, membro italiano dell’Housing Advisory Board, </em><strong><em>‘occorre pensare alla casa come infrastruttura’</em></strong><em>, fondamentale per il benessere collettivo, la coesione sociale e la qualità delle città, un bene di cui si deve occupare anche lo Stato, non solo il mercato.</em><br><em>Servono </em><strong><em>visione, coordinamento e strumenti concreti </em></strong><em>ma anche </em><strong><em>competenza tecnica e progettuale</em></strong><em> più che regole isolate. È compito della politica fornire strumenti in grado di avviare processi partecipati e partnership pubblico-privato che diventano essenziali per </em><strong><em>promuovere una rigenerazione urbana che sia anche sociale e ambientale</em></strong><em>.”</em></p>
</blockquote>
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		<title>Maltempo e ondate di calore in cantiere: cosa prevede la normativa?</title>
		<link>https://blog.fenealuil.it/2026/02/03/maltempo-ondate-calore-cantiere-normativa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[FENEALUIL]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Feb 2026 13:45:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog FENEALUIL]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://blog.fenealuil.it/?p=5546</guid>

					<description><![CDATA[<p>Caldo estremo e maltempo nei cantieri: cosa prevede la normativa su sicurezza sul lavoro e CIGO per tutelare lavoratori e imprese.</p>
<p>The post <a href="https://blog.fenealuil.it/2026/02/03/maltempo-ondate-calore-cantiere-normativa/">Maltempo e ondate di calore in cantiere: cosa prevede la normativa?</a> appeared first on <a href="https://blog.fenealuil.it">Blog FENEALUIL</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il <strong>lavoro nelle Costruzioni </strong>è, per sua natura, <strong>uno dei più esposti alle variabili ambientali</strong>. <strong>Oggi il cambiamento climatico ci pone di fronte a scenari nuovi e sempre più estremi</strong>: raffiche di vento improvvise, bombe d’acqua e ondate di calore che <strong>possono rendere il lavoro all’aperto non solo faticoso, ma pericoloso per la salute</strong>.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>In questo contesto, <strong>la sicurezza non può essere lasciata all’improvvisazione o alla buona volontà del singolo</strong>. Esiste infatti un <strong>quadro normativo chiaro </strong>in materia: dal <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2008;81~art306" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>D.Lgs. 81/08</strong></a>, che mette al centro la prevenzione degli infortuni, alle<strong> recenti circolari</strong> <strong>INPS</strong> che hanno semplificato l’<strong>accesso alla Cassa Integrazione (CIGO)</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La sicurezza sul lavoro: cosa stabilisce il D.Lgs. 81/2008</strong></h2>



<p>Il <strong>D.Lgs. 81/2008</strong>, noto come Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro, non lascia spazio a interpretazioni: <strong>la protezione dei lavoratori contro gli agenti atmosferici è un obbligo preciso del datore di lavoro</strong>.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>La Valutazione dei Rischi (DVR) e il PSC</strong></h3>



<p><strong>Il punto di partenza è il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR)</strong>, all’interno del quale &#8211; tra le altre cose &#8211; ogni impresa è tenuta a indicare le <strong>procedure da adottare in caso di condizioni meteo avverse</strong>.&nbsp;</p>



<p>Queste indicazioni devono poi essere “tradotte” nel <strong>POS (Piano Operativo di Sicurezza)</strong>, specificando le misure pratiche attraverso cui tali procedure vengono concretamente implementate.</p>



<p>Nel caso di <strong>cantieri temporanei o mobili in cui operano più imprese esecutrici</strong>, poi, queste indicazioni devono essere integrate nel <strong>Piano di Sicurezza e Coordinamento (PSC)</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Lavori in quota e rischio vento</strong></h3>



<p>Uno dei punti più significativi riguarda l’<strong>Articolo 111, comma 6</strong>, che stabilisce quanto segue:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>&#8220;Il datore di lavoro deve disporre l&#8217;esecuzione dei lavori in quota solo quando le condizioni meteorologiche non mettono in pericolo la salute e la sicurezza dei lavoratori.&#8221;</em></p>
</blockquote>



<p>Quindi, <strong>i lavori in quota devono essere immediatamente sospesi quando le condizioni climatiche</strong> <strong>mettono in pericolo la stabilità dei lavoratori o delle attrezzature</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Il rischio di scivolamento e fulminazione</strong></h3>



<p>Oltre alla caduta dall&#8217;alto, <strong>il maltempo moltiplica il rischio di infortuni al suolo</strong>:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>superfici scivolose:</strong> fango e acqua rendono instabili percorsi, passerelle e scale;</li>



<li><strong>rischio elettrico:</strong> l&#8217;umidità e la pioggia aumentano esponenzialmente il pericolo di folgorazione in presenza di quadri elettrici o utensili non adeguatamente protetti;</li>



<li><strong>fulminazione:</strong> in caso di temporali, la presenza di strutture metalliche (<a href="https://blog.fenealuil.it/2025/10/31/diventare-operatore-di-macchine-complesse/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>gru</strong></a>, ponteggi, armature) trasforma il cantiere in un bersaglio sensibile. L&#8217;art. 84 del D.Lgs. 81/08 <strong>obbliga il datore di lavoro a garantire che l&#8217;edificio e le attrezzature siano protetti dai fulmini</strong>.</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Il &#8220;rischio caldo&#8221;: la soglia dei 35°C</strong></h3>



<p>Il <strong>settore delle Costruzioni</strong>, insieme all’agricoltura e al florovivaismo (senza dimenticare la logistica e i rider), è sicuramente<strong> tra quelli più esposti ai rischi derivanti da stress termico e radiazioni solari</strong>.&nbsp;</p>



<p>È quindi fondamentale fare una <strong>seria opera di prevenzione per ridurre i rischi legati alle ondate di calore</strong>.</p>



<p>Un tempo la CIGO veniva chiesta quasi solo d&#8217;inverno.</p>



<p>Oggi, a causa del cambiamento climatico, <strong>il </strong><a href="https://blog.fenealuil.it/2023/07/10/prevenire-colpi-di-calore-lavoro/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>caldo estremo</strong></a><strong> è diventato una causa frequente di sospensione</strong>.</p>



<p>Secondo le linee guida dell&#8217;INPS (<a href="https://www.inps.it/it/it/inps-comunica/atti/circolari-messaggi-e-normativa/dettaglio.circolari-e-messaggi.2022.07.messaggio-numero-2999-del-28-07-2022_13904.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Messaggio n. 2999/2022</strong></a>), <strong>la Cassa Integrazione spetta quando la temperatura supera i 35°C</strong>.</p>



<p>Non conta solo la temperatura reale, ma anche quella <strong>percepita</strong>. <strong>Se l&#8217;umidità è alta, la sospensione può essere giustificata</strong> <strong>anche con temperature inferiori ai 35 gradi</strong>. Inoltre, particolari lavorazioni (come la stesa del bitume, i lavori sui tetti o in luoghi non ventilati) permettono di accedere alla CIGO anche se la colonnina di mercurio non ha ancora raggiunto la soglia critica.</p>



<p>A tal proposito, ricordiamo che il 3 luglio 2025 è stato pubblicato il <a href="https://www.inps.it/it/it/inps-comunica/atti/circolari-messaggi-e-normativa/dettaglio.circolari-e-messaggi.2025.07.messaggio-numero-2130-del-03-07-2025_14973.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>messaggio n°. 2130 dell’INPS</strong></a>, con oggetto <em>“Richieste di integrazione salariale per la sospensione o la riduzione dell’attività lavorativa a causa del caldo eccessivo. Indicazioni per la presentazione delle istanze e la gestione dell’istruttoria”</em>. Al suo interno <strong>si forniscono indicazioni per la presentazione delle istanze e la gestione dell’istruttoria</strong> riguardanti sia i datori di lavoro che possono richiedere il trattamento ordinario di integrazione salariale (CIGO), sia quelli che possono richiedere l’assegno di integrazione salariale al Fondo di Integrazione Salariale (FIS) o ai Fondi di solidarietà bilaterali.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>I Dispositivi di Protezione Individuale (DPI)</strong></h3>



<p>La normativa prevede inoltre che, qualora il lavoro debba proseguire in condizioni di pioggia, caldo o freddo (se non sussiste un pericolo immediato di infortunio),<strong> </strong><a href="https://blog.fenealuil.it/2021/10/25/dpi-in-edilizia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>il datore di lavoro deve fornire DPI idonei</strong></a>: abbigliamento ad alta visibilità impermeabile, calzature antiscivolo specifiche e guanti che garantiscano la presa anche sul bagnato.  </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Chi decide lo stop?</strong></h2>



<p>In cantiere, <strong>la decisione di fermare i lavori per maltempo è una responsabilità distribuita tra diverse figure</strong>, ognuna con compiti precisi stabiliti dal D.Lgs. 81/08:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://blog.fenealuil.it/2025/07/03/preposto-nei-cantieri/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Preposto</strong></a><strong>: </strong>è la figura più vicina ai lavoratori e la prima a dover intervenire. Secondo l’Articolo 19, ha il dovere di <strong>vigilare sulla sicurezza</strong> e, in caso di pericolo grave e immediato (come un improvviso temporale o raffiche di vento), deve <strong>interrompere temporaneamente le lavorazioni e istruire i lavoratori affinché abbandonino le zone a rischio</strong>. La sua è una decisione operativa e immediata.</li>



<li><strong>Datore di lavoro:</strong> è il responsabile dell&#8217;attuazione delle misure di sicurezza previste nel DVR e nel POS. A lui spetta stabilire se la giornata lavorativa deve essere sospesa integralmente e attivare le <strong>procedure per la richiesta della Cassa Integrazione (CIGO)</strong>, garantendo che nessun lavoratore resti esposto al rischio.</li>



<li><strong>Coordinatore per l’Esecuzione (CSE): </strong>secondo l’Articolo 92, il CSE ha un potere ispettivo e autoritativo. Se durante un sopralluogo riscontra un pericolo grave e imminente dovuto al meteo (ad esempio, lavori in quota con vento forte senza che l&#8217;azienda sia intervenuta), ha il dovere di <strong>sospendere le singole lavorazioni o l&#8217;operatività dell&#8217;intero cantiere</strong> fino al ripristino delle condizioni di sicurezza.</li>



<li><strong>Lavoratore e RLS: </strong>la normativa tutela anche l&#8217;iniziativa dei lavoratori. L’Articolo 44 stabilisce che il lavoratore che abbandona il posto di lavoro in caso di pericolo grave, immediato e che non può essere evitato, <strong>non può subire alcun pregiudizio</strong>. Il <a href="https://blog.fenealuil.it/2021/11/22/rls-sicurezza-cantieri/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS)</strong></a> ha il compito di <strong>segnalare tempestivamente</strong> al datore di lavoro o al CSE se le condizioni atmosferiche rendono il lavoro insicuro, sollecitando lo stop se l’azienda esita a intervenire.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La Cassa Integrazione (CIGO) per maltempo: tutele e soglie INPS</strong></h2>



<p>Quando<strong> le condizioni meteorologiche impediscono il regolare svolgimento delle attività in cantiere</strong>, la legge prevede uno strumento fondamentale per tutelare sia l&#8217;impresa che il lavoratore: la <strong>Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (CIGO) per eventi meteo</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Quando scatta il diritto alla CIGO?</strong></h3>



<p>L&#8217;integrazione salariale viene concessa per <em>&#8220;eventi oggettivamente non imputabili all&#8217;imprenditore o ai lavoratori&#8221;</em>.<strong> Nelle Costruzioni, le causali più comuni sono</strong>:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>pioggia e neve:</strong> non è necessaria una tempesta eccezionale, è sufficiente che l&#8217;intensità delle precipitazioni impedisca di svolgere le lavorazioni in sicurezza o che renda impraticabile il terreno;</li>



<li><strong>vento forte:</strong> in genere, sopra i 60 km/h il lavoro con gru o su ponteggi diventa impossibile, ma la CIGO può essere richiesta anche per velocità inferiori se documentate da specifiche prescrizioni di sicurezza;</li>



<li><strong>temperature estreme (gelo e caldo):</strong> questo è uno dei punti su cui si è intervenuto maggiormente negli ultimi anni.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le proposte dei </strong><strong>S</strong><strong>indacati: un decreto nazionale contro il caldo</strong></h2>



<p>È importante <strong>sottolineare la mancanza di una norma nazionale unica </strong>che regoli la materia in maniera durevole. Per contenere e disciplinare il rischio da calore intenso, infatti, ogni anno, all’approssimarsi della stagione estiva, <strong>si susseguono le ordinanze regionali </strong>che prevedono l’interruzione dell’attività lavorativa, ma questi strumenti, intervenendo nell’immediato e nell’emergenza, <strong>non possono costituire soluzioni strutturali</strong>.&nbsp;</p>



<p>Per questo la <strong>FENEALUIL, insieme ai Sindacati di Settore Filca e Fillea,</strong> <strong>continua a chiedere da anni che si intervenga con un provvedimento legislativo ad hoc</strong>, e che nel Decreto Legislativo 81/08 si preveda una <strong>specifica disciplina per i cambiamenti climatici</strong> e che i rischi da stress termico e colpo di calore (sia che si lavori all’interno che all’esterno) rientrino approfonditamente nei piani formativi e diventino una verifica obbligatoria nella sorveglianza sanitaria per queste tipologie di lavoro.</p>



<p>A questo scopo, <strong>riteniamo molto positivi il coinvolgimento delle rappresentanze sindacali nei processi decisionali e di valutazione</strong>, per gestire al meglio il lavoro e prevenire gli incidenti &#8211; puntando su una formazione adeguata che riconosca e prevenga il rischio -, così come il riferimento a <a href="https://www.worklimate.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Worklimate</strong></a> (INAIL-CNR), la piattaforma previsionale di allerta per un primo screening dei rischi legati allo stress da caldo per i lavoratori.</p>



<p>Un esempio virtuoso in questo senso, e da replicare sicuramente, è rappresentato dal <strong>Protocollo, sottoscritto il 3 luglio 2025, tra FENEALUIL, Filca, Fillea ed Amplia, Società del Gruppo Aspi </strong>con l’obiettivo di <strong>individuare</strong> <strong>misure per garantire la salute la sicurezza e la continuità produttiva</strong> puntando, nel contempo, su<strong> formazione e prevenzione per la valutazione dei rischi da stress termico</strong>.&nbsp;</p>



<p>Per approfondire, invitiamo a leggere l’articolo <a href="https://blog.fenealuil.it/2025/07/30/protocollo-amplia-infrastructures/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Calore e radiazioni solari, siglato Protocollo con Amplia Infrastructures</strong></a>.</p>



<p>Tuttavia,<strong> le leggi da sole non bastano se manca una solida cultura della sicurezza</strong>. Troppo spesso, nei cantieri, si avverte ancora la pressione delle scadenze, che può spingere a sottovalutare un vento troppo forte o una temperatura oltre i 35 gradi. È qui che il ruolo del Sindacato diventa fondamentale: <strong>vigilare affinché nessun lavoratore sia costretto a scegliere tra la propria salute e la busta paga</strong>.</p>



<p>In un’epoca di cambiamenti climatici che rendono gli eventi atmosferici sempre più estremi e imprevedibili, <strong>la prevenzione deve diventare la norma, non l’eccezione</strong>.</p>



<p><strong>Come FENEALUIL, restiamo al fianco di ogni lavoratore per garantire che queste norme siano rispettate in ogni cantiere</strong>. La vita e la salute di chi lavora vengono prima di ogni cronoprogramma: perché nessun edificio e nessuna strada valgono quanto l&#8217;incolumità di chi li costruisce.</p>



<p>Invitiamo a <strong>contattare la struttura territoriale del Sindacato </strong>per assistenza nei casi di condizioni climatiche avverse, cliccando <a href="https://www.fenealuil.it/sede/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>qui</strong></a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Domande Frequenti (FAQ)</strong></h2>



<div class="schema-faq wp-block-yoast-faq-block"><div class="schema-faq-section" id="faq-question-1770126057484"><strong class="schema-faq-question"><strong>Chi decide quando fermare i lavori per maltempo?</strong></strong> <p class="schema-faq-answer">La responsabilità primaria è del datore di lavoro, che deve valutare i rischi meteo e agire in base a quanto stabilito nel DVR, nel POS ed eventualmente nel PSC. Tuttavia, anche il Preposto, il Coordinatore per l’Esecuzione (CSE), l’RLS e lo stesso lavoratore hanno il dovere di segnalare eventuali situazioni critiche e di sospendere le lavorazioni in caso di pericolo grave e imminente.</p> </div> <div class="schema-faq-section" id="faq-question-1770126067810"><strong class="schema-faq-question"><strong>A quale temperatura scatta la Cassa Integrazione per il caldo?</strong></strong> <p class="schema-faq-answer">L’INPS prevede la possibilità di richiedere la CIGO quando la temperatura reale o percepita supera i 35°C. La tutela può scattare anche con temperature inferiori se le lavorazioni sono particolarmente gravose (es. stesa di bitume) o avvengono in luoghi non ventilati.</p> </div> <div class="schema-faq-section" id="faq-question-1770126076393"><strong class="schema-faq-question"><strong>Cosa succede se l’azienda obbliga a lavorare sotto la pioggia battente?</strong></strong> <p class="schema-faq-answer">Il lavoratore ha il diritto di astenersi dal lavoro in caso di pericolo grave, immediato e non evitabile (Art. 44 D.Lgs. 81/08). In questi casi, è fondamentale contattare immediatamente l’RLS o la sede sindacale territoriale per segnalare l’irregolarità e richiedere un intervento.</p> </div> <div class="schema-faq-section" id="faq-question-1770126094878"><strong class="schema-faq-question"><strong>La CIGO per maltempo deve essere richiesta subito?</strong></strong> <p class="schema-faq-answer">L’azienda deve presentare domanda all’INPS entro la fine del mese successivo a quello in cui si è verificato l’evento. È fondamentale che la sospensione sia documentata quotidianamente sul Giornale dei Lavori e che i dati meteo corrispondano ai bollettini ufficiali ARPA.</p> </div> <div class="schema-faq-section" id="faq-question-1770126099312"><strong class="schema-faq-question"><strong>Le gru possono operare in presenza di vento forte?</strong></strong> <p class="schema-faq-answer">No. Oltre i limiti indicati dal costruttore (solitamente tra i 50 e i 70 km/h) o in presenza di raffiche che rendono instabile il carico, le operazioni devono cessare. La gru deve essere messa <em>&#8220;in bandiera&#8221;</em> (libera di ruotare) per evitare il rischio di ribaltamento.</p> </div> </div>
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		<title>Rinnovo CCNL Laterizi e Manufatti in Cemento: più salario, più diritti</title>
		<link>https://blog.fenealuil.it/2026/01/14/rinnovo-ccnl-laterizi-e-manufatti-in-cemento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[FENEALUIL]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jan 2026 10:33:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog FENEALUIL]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://blog.fenealuil.it/?p=5519</guid>

					<description><![CDATA[<p>Rinnovo CCNL Laterizi e Manufatti in Cemento: aumenti salariali, più diritti e welfare per oltre 18.000 lavoratrici e lavoratori del settore.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il 31 ottobre 2025 le organizzazioni sindacali FENEALUIL, Filca-Cisl e Fillea-Cgil e le associazioni datoriali Confindustria Ceramica &#8211; Raggruppamento Laterizi e Assobeton hanno <strong>siglato l&#8217;ipotesi di accordo per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) per l&#8217;industria dei Laterizi e Manufatti in Cemento</strong>. Si tratta di una <strong>significativa conquista sindacale, </strong>che interessa circa<strong> 18.000 lavoratrici e lavoratori</strong> in tutto il Paese.&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>“Il rinnovo del contratto nazionale dei Laterizi e Manufatti in Cemento rafforza salario, welfare e diritti per circa 18mila lavoratrici e lavoratori di questo settore strategico e conferma il ruolo della contrattazione collettiva come strumento essenziale di tutela e di crescita”.&nbsp;</em></p>
</blockquote>



<p>Questo il commento del <strong>Segretario Nazionale della FENEALUIL, Andrea Merli</strong>, che insieme alla <strong>Segretaria Confederale della UIL, Vera Buonomo</strong>, ha aggiunto:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>“Il rinnovo, raggiunto in appena un mese dalla scadenza del contratto, è un segnale di grande responsabilità da parte di tutte le parti coinvolte e dimostra come relazioni sindacali solide e costruttive possano garantire risposte tempestive alle lavoratrici e ai lavoratori, in una fase ancora segnata da inflazione e alti costi energetici. Restituire potere d’acquisto e certezze salariali è oggi una priorità assoluta”.</em></p>
</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La parte economica: aumenti concreti e più efficaci grazie alla detassazione</strong></h2>



<p>L&#8217;accordo assicura un <strong>aumento salariale complessivo medio di 205 euro</strong> (parametro 136, addensamento medio). Questo risultato rappresenta un <strong>incremento medio del 14,7% e un montante complessivo pari a circa 6.000 euro </strong>nell’arco dei tre anni di vigenza contrattuale.<strong>&nbsp;</strong></p>



<p>Un risultato che assume un valore ancora maggiore grazie alla <strong>detassazione degli aumenti contrattuali prevista dalla Legge di Bilancio</strong>, misura che la <strong>UIL ha sostenuto e rivendicato con forza</strong> come leva indispensabile per difendere il salario reale: il Sindacato, infatti, ha sempre ribadito che <strong>gli aumenti contrattuali devono arrivare nelle tasche dei lavoratori</strong>, senza essere erosi dalla tassazione ordinaria, e ha fatto della detassazione una battaglia centrale nel confronto con il Governo.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Quanto vale davvero l’aumento del CCNL in busta paga</strong></h3>



<p>Per rendere l’effetto della detassazione chiaro e comprensibile, prendiamo come riferimento <strong>l’aumento reale ottenuto con questo CCNL: 205 euro lordi mensili</strong>.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Con tassazione ordinaria (circa 23%),</strong> l’aumento netto sarebbe di circa <strong>158 euro al mese</strong>.</li>



<li><strong>Con la detassazione al 5% prevista dalla nuova Legge di Bilancio</strong>, l’aumento netto sale a circa <strong>195 euro mensili</strong>.</li>
</ul>



<p><strong>Il vantaggio per il lavoratore è quindi di circa 37 euro netti in più ogni mese</strong>, che diventano:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>oltre 440 euro netti in più all’anno</strong>;</li>



<li><strong>circa 1.300 euro netti aggiuntivi sull’intera durata triennale del contratto</strong>.</li>
</ul>



<p>È la dimostrazione concreta che la detassazione <strong>non è un meccanismo astratto</strong>, ma uno strumento che rende la contrattazione collettiva <strong>più efficace e immediatamente percepibile in busta paga</strong>, rafforzando davvero il potere d’acquisto.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Distribuzione degli aumenti sui minimi tabellari</strong></h3>



<p>Gli aumenti salariali saranno erogati in quattro tranche:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>90 euro dal 1° ottobre 2025</strong>;</li>



<li><strong>55 euro dal 1° luglio 2026</strong>;</li>



<li><strong>55 euro dal 1° luglio 2027</strong>;</li>



<li><strong>5 euro dal 1° luglio 2028</strong>.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Rafforzate previdenza e sanità integrativa</strong></h2>



<p>Il rinnovo contrattuale rafforza anche il <strong>welfare contrattuale</strong>.</p>



<p>Per il <strong>Fondo ARCO</strong>, il fondo pensione negoziale del comparto, il contributo a carico dell’azienda aumenterà complessivamente dello <strong>0,20%</strong>:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>all’<strong>1,90% dal 1° luglio 2026</strong>;</li>



<li>al <strong>2% dal 1° gennaio 2028</strong>.</li>
</ul>



<p>Sul fronte della <strong>sanità integrativa</strong>, dal 1° gennaio 2026 la contribuzione al <strong>Fondo Altea</strong> salirà a <strong>15 euro mensili</strong>, così ripartiti:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>12 euro</strong> a carico dell&#8217;azienda;</li>



<li><strong>3 euro</strong> a carico del lavoratore.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Nuove tutele per malattia e permessi</strong></h2>



<p>L’accordo introduce importanti tutele per i <strong>lavoratori affetti da malattie gravi o oncologiche che richiedono terapie salvavita</strong>: </p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>100% della retribuzione netta per i primi 8 mesi di assenza</strong>;</li>



<li><strong>50% della retribuzione netta per i successivi 6 mesi</strong>.</li>
</ul>



<p>Viene inoltre modificata la disciplina dei permessi per lutto o grave infermità di un familiare: i <strong>3 giorni di permesso retribuito</strong> sono ora <strong>fruibili per singolo evento</strong>, garantendo il pieno diritto ogni volta che si presenti la necessità.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un passo avanti per la salute e la sicurezza sul lavoro</strong></h2>



<p>Per rafforzare la prevenzione, l’accordo introduce i <strong><em>“break formativi”</em></strong>: in caso di <em>near miss</em> (quasi infortunio), su richiesta dell’RSPP o dell’RLS sarà possibile attivare<strong> momenti formativi immediati</strong>, della durata massima di 10 minuti, per analizzare l’evento e adottare subito azioni correttive.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Apprendistato di alta formazione</strong></h2>



<p>Viene introdotto l’<strong>Apprendistato di Alta Formazione e Ricerca</strong>, rivolto ai <strong>giovani tra i 18 e i 29 anni</strong>, che consentirà di conseguire titoli universitari, dottorati o diplomi di alta specializzazione, combinando studio e lavoro.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Altre novità</strong></h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Durata del contratto</strong>: validità triennale <strong>fino al 30 settembre 2028</strong>.</li>



<li><strong>Licenziamento senza preavviso (Art. 53)</strong>: eliminate <strong>clausole generiche</strong> e <strong>ridefinite le soglie per l’assenza ingiustificata</strong>.</li>



<li><strong>Relazioni sindacali</strong>: istituzione del <strong>Comitato Bilaterale dei Materiali da Costruzione (CBMC)</strong>.</li>



<li><strong>Pari opportunità</strong>: il CBMC avrà un <strong>mandato specifico sulla parità di genere</strong> e sul <strong>contrasto a molestie e discriminazioni</strong>.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Più salario netto, più diritti, più tutele</strong></h2>



<p>Con questo accordo sono stati rafforzati in modo concreto<strong><s> </s>salario, welfare e diritti </strong>nel settore dei Laterizi e Manufatti in Cemento.</p>



<p>Un risultato che assume un valore ancora più forte grazie alla <strong>detassazione degli aumenti contrattuali</strong>, una battaglia storica della <strong>UIL</strong>, che ha indicato con chiarezza la necessità di affiancare alla contrattazione collettiva <strong>politiche fiscali giuste e favorevoli al lavoro dipendente</strong>.</p>



<p>Il Sindacato ha ribadito che <strong>non basta conquistare aumenti lordi</strong> se questi vengono poi assorbiti dalle imposte: ciò che conta è il <strong>salario netto</strong>, quello che permette alle lavoratrici e ai lavoratori di <strong>affrontare l’aumento del costo della vita</strong>.</p>



<p>I numeri dimostrano che questa scelta paga: <strong>oltre 1.300 euro netti in più nel triennio</strong> grazie alla detassazione sono un <strong>beneficio reale, tangibile e immediato</strong>.</p>



<p><strong>Più salario netto, più diritti, più tutele</strong>: è questa la direzione indicata dalla UIL, che continua a mettere <strong>al centro il lavoro, la dignità e il potere d’acquisto delle persone</strong>.</p>



<p><strong>Un risultato di cui essere orgogliosi</strong>, frutto dell’impegno sindacale e della partecipazione attiva delle lavoratrici e dei lavoratori.</p>
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